La vita di un atleta professionista è piena di sacrifici e ogni vero atleta dirà: “Ne è valsa la pena”. Tutto sembra facile quando li si vede in campo mentre giocano con entusiasmo e passione un’altra partita, un’altra di una serie in cui si buttano in campo come leoni per segnare qualche punto. Raramente ci si ha l’opportunità di vederli sudare negli allenamenti quotidiani durante la mattina, pomeriggio e sera, fare i bagagli per viaggiare da qualche parte per i preparativi o una partita, affrontare le conseguenze fisiche e mentali di una partita mentre non giocano e lottare con se stessi mentre si domandano se continuare o rinunciare. Ma ciò che fa la differenza tra un dilettante e un atleta è che l’atleta non si arrende mai, prende decisioni rapide e in ogni situazione alza la testa con tutte le sue forze e usa ogni sua esperienza per un ulteriore sviluppo professionale.

Il pallamanista Andrea Bašić si è fatto notora grazie alla sua dedizione e capacità fisica non solo in Croazia giocando da dilettante fino all’età di 24 anni, ma anche all’estero, soprattutto in Italia, che, dopo i suoi nove anni di impegno professionale nella pallamano italiana, gli ha dato un particolare riconoscimento due anni fa invitandolo nella rappresentanza italiana ai Mondiali in Egitto.

Oggi Andrea è un giocatore esperto e maturo che dedica tutto il suo tempo allo sport e alla sua famiglia.

CAMBI LE PRIORITÀ CON L’ESPERIENZA

– La mia storia con la pallamano è iniziata grazie a mio padre nel 1996. Avevo allora 11 anni e mi è piaciuto allora ma anche tuttora mi piace quel mondo. Gioco a pallamano professionalmente negli ultimi 11 anni. Quando gioco e mi alleno, noto una grande differenza con i giovani di oggi. Loro considerano la pallamano solo come un gioco, e anche per me era così all’inizio. Stavo sempre vicino ai giocatori più maturi per imparare essenzialmente il gioco da loro e senza questa crescita tramite l’osservazione nello sport d’oggi non puoi riuscire. In tutti questi anni ci voleva tanta volontà ma anche grandi sacrifici. Quando ero più giovane avevo tanta voglia di giocare, ma senza un allenatore adeguato e buoni compagni di gioco i risultati non sarebbero stati possibili. In questo sport, c’è chi riesce, c’è chi fallisce. Ogni giocatore maturo ha l’esperienza e gioca in un modo diverso usando proprio l’esperienza acquisita giocando e attraverso tutto quello che ha passato. Ho giovani colleghi in squadra. Sono combattenti, ma non possono e non sanno fare ancora tutte le mosse giuste. E ovviamente si può notare le differenze tra giocatori più maturi e quelli più giovani. Si potrebbe dire che più un giocatore diventa maturo, più è esperto e più bravo, ma oggi nel mondo della pallamano abbiamo anche bravi giovani giocatori. Questi sono davvero dei grandi talenti che, all’età di 19 o 20 anni, possono rendere difficile il gioco ai giocatori esperti. Ma questi sono rari. Il momento migliore per giocare a pallamano va dai trenta ai quarant’anni. Allora sei già un giocatore formato e porti con se l’esperienza mentre giochi. I giocatori di pallamano sono come il vino. Più invecchiano, più migliorano. Questo più o meno succede in ogni sport. Tutto dipende dalla volontà umana e dai sacrifici che si fanno.

LA STRADA VERSO IL SUCCESSO

– Parto sempre da me stesso e penso che se un uomo si mette un obiettivo, quell’obiettivo lo farà stabilendo una direzione che segue tutto l’obiettivo e quell’uomo avrà successo. Ora tutto dipende dalla persona come si comporta nello sport, come mangia, come svolge l’allenamento e come reagisce alle varie circostanze che porta la vita di tutti i giorni. La cosa più importante è permettere alla proprio carattere di superare le circostanze. Ci sono giocatori di talento in ogni sport. Ma non significa che un giocatore di talento avrà un successo migliore rispetto ad altri giocatori. Una persona può avere molto talento, ma a volte manca il fattore che lo porterà verso i risultati, ovvero la perseveranza e il sacrificio. Il successo dipende da come ti senti riguardo al gioco. La pallamano è uno sport duro e presenta molti infortuni alle spalle, ginocchia, legamenti crociati e articolazioni. Ho giocato in squadre diverse e tutto dipende solo da te e dalla fortuna che ti accompagna. Puoi essere un grande giocatore, atleta, e che ti accada un infortunio al legamento crociato e ti arrendi perché sei fuori da tutto a volte per più di sei mesi. È difficile tornare al livello iniziale dopo un grave infortunio, ed allora il giocatore dovrebbe prima organizzare tutto nella sua testa per essere pronto per l’affronto delle nuove sfide.

PALLAMANO COME LAVORO

– A Pola ho giocato a pallamano come dilettante, dall’inizio fino all’età di 24 anni. C’è una grande differenza tra il dilettantismo e la pallamano professionistica. Oggi questo è il mio lavoro. Come c’è chi va a lavorare in un’azienda dalle 7 alle 15, in tal modo io vado ad allenarmi e giocare. Devo sottolineare che la pallamano croata è molto famosa nel mondo. Nel 2010 ho lasciato la Croazia per andare a Sarajevo su consiglio di Irfan Smajlagić e ho firmato per la squadra di pallamano Bosna. Ci sono stato per un breve periodo a causa di problemi finanziari. Il club è praticamente scomparso in pochi mesi. Ho poi avuto l’opportunità di giocare per due club del Qatar a Doha. La c’era una situazione completamente diversa perché i soldi fanno miracoli, quindi alcuni club potevano fare quel che volevano, anche se il campionato era abbastanza buono. Ogni club potrebbe avere 4 giocattori professionisti e con questo la pallamano è veramente cresciuta ad alti livelli a Qatar. C’era una pallamano forte in Italia, poi si è indebolita per un po’ e negli ultimi due anni ha ripreso a crescere. Hanno permesso a ogni club di avere due giocatori professionisti. Non possiamo confrontare un’Italia con la Bundesliga e con la Francia o la Danimarca. Quando passano gli anni e ripensi un po’ a ciò che hai fatto, puoi essere soddisfatto. Due anni fa, ho ricevuto l’invito a giocare per la nazionale italiana dopo nove anni passati a giocare attivamente a pallamano in Italia. Erano le qualificazioni per l’Egitto, cioè per la Coppa del Mondo in Egitto. Ci siamo trovati in gruppo con Russia, Ungheria e Slovacchia.

SONO SEMPLICEMENTE UN ISTRIANO

– Non posso dire di essere italiano o croato ma sono semplicemente un istriano. Posso vivere e lavorare all’estero per più di vent’anni ma sarò sempre istriano e il mio cuore è legato all’ambiente in cui sono nato e cresciuto. Trascorro sempre l’inverno in Istria, e d’estate vengo per un mese in vacanza a Pola. Ormai da 11 anni torno a casa due volte l’anno e poi quando ritorno in Italia per tutto il tempo sono concentrato su un programma di allenamento intensivo. All’inizio m’era molto difficile perché il mio cuore era legato tantissimo a casa mia, ma con il tempo lo accetti.

COME SE AVESSI 25 ANNI

– Sto entrando nel mio 36° anno e mi sento come se avessi 25 anni, come se ieri avessi iniziato a giocare a pallamano da professionista. Non ho avuto molti infortuni nella mia carriera. C’è stato un infortunio alla caviglia nel 2010. Ringrazio Dio che sia così e spero che continui ad esserlo. Per quanto riguarda il gioco, credo di poter giocare sicuramente per minimo ancora 4-5 anni. Ogni atleta ha i suoi standard e dipende da quanto tiene a se stesso, quanto si allena nel tempo libero, se si mantiene in forma, ma anche dove e come gioca. Più forte è il campionato, più velocemente il giocatore si esaurisce.

SCUOLA E SPORT

– Per quanto riguarda la pallamano, trovo la motivazione in tutto. Amo questo sport fin da quando ero bambino e sognavo sempre do farlo per tutta la vita in modo che fosse il mio lavoro nel vero senso della parola. Mi motiva solo il pensiero della pallamano, il campo, la palla, la compagnia e il gioco. La pallamano è di per sé uno sport meraviglioso. Ho due figli e vorrei che si riconoscano in uno sport qualsiasi, in modo da conoscere quello che io ho provato nella pallamano. Il figlio minore si è già innamorato della pallamano mentre il figlio maggiore è nell’hockey. Sono ancora piccoli. Guardano le partite in casa con me, vengono alle partite, sono sempre in palestra con me. Li insegno quanto sia importante lo sport nella vita ma li lascio la scelta della propria direzione. Li dico sempre che per prima viene la scuola, poi lo sport e poi tutto il resto. Mi piacerebbe sinceramente vederli nella pallamano un giorno, ma sarò con loro qualunque cosa decidano di fare.