Esistono donne che entrano in una stanza e attirano immediatamente l’attenzione. Non per il volume della loro voce, non per il bisogno di stare al centro della scena, ma per l’energia che portano con sé. Una forza che non si può fingere. Un carattere forgiato attraverso le tempeste della vita, le cadute e le vittorie. Kristina Iveković è proprio una di queste donne.

Dietro il suo sorriso inconfondibile, la sua voce potente e la sua energia esplosiva sul palco si nasconde una storia di resilienza, coraggio e determinazione. Il pubblico la conosce come la forza trainante del progetto “The KrisTINA Show”, uno spettacolo musicale ispirato alla leggendaria Tina Turner, ma la storia di Kristina va ben oltre la musica. È una storia di accettazione delle proprie cicatrici, di trasformazione del dolore in forza e di una vita vissuta senza compromessi quando si parla di autenticità.

Nell’intervista che segue parla apertamente delle lezioni che la vita le ha insegnato, dell’ispirazione che trova in Tina Turner, delle pressioni della società contemporanea e di tutto ciò che il pubblico, il più delle volte, non vede dietro i riflettori.

LE CICATRICI COME VITTORIE DI VITA
– Prima di tutto devo dire che adoro le mie cicatrici e che le trovo bellissime esattamente così come sono. In realtà è sempre stato così, ma questo amore è cresciuto con gli anni e con le sfide affrontate. Quando le guardo, vedo proprio questo: una donna che ha saputo trarre il meglio da ogni situazione della vita e trasformare ogni segno, anche il più piccolo, sia fisico sia sul cuore, in una piccola o grande vittoria. Tutte le mie cicatrici sono state strumenti che mi hanno costruita come persona e che mi ricordano quanto io sia più forte e resistente di quanto abbia mai creduto possibile. Sono la mia motivazione e il promemoria che tutto ciò che immagino posso realizzarlo. Che i limiti esistono solo nella mente.


TINA COME ISPIRAZIONE DI VITA

– Quando entri nei panni di Tina, non si tratta mai soltanto di musica. Devi assorbire l’intera persona: il suo dolore, la sua disperazione, la sua forza, il suo sex appeal, la sua animalità sul palco, il suo atteggiamento, la sua provocazione… in generale il suo carattere. Credo che sia stata proprio la sua storia di vita ad attirarmi per prima, e solo dopo la sua musica. Ma nel caso di Tina è impossibile separare le due cose. Le sue canzoni portano il peso di tutto ciò che ha vissuto e la sua biografia spiega perché così tante persone vi si siano riconosciute. Per me Tina Turner non è mai stata soltanto un’icona musicale. È stata e rimane un simbolo di coraggio, dignità e della capacità di ricostruirsi quando tutti pensano che sia finita, e solo dopo una delle più grandi performer della storia. La sua storia dimostra che non dobbiamo restare prigionieri delle circostanze che ci hanno segnato. Ci insegna che una caduta non è la fine della storia, ma spesso l’inizio del suo capitolo più importante.

IL MOMENTO DI PAURA PRIMA DI SALIRE SUL PALCO
– Prima di salire sul palco esiste quel piccolo momento di paura, ma significa soltanto che ci tengo davvero. Non lo definirei nemmeno paura, ho troppa esperienza per chiamarla così, ma piuttosto responsabilità affinché tutto vada come deve. Non considero mai una performance come qualcosa da fare automaticamente, indipendentemente da chi ci sia tra il pubblico o da dove si svolga il concerto. Ogni anima che è venuta a vedere lo spettacolo merita il nostro 1000%. Poiché i preparativi per un concerto durano generalmente l’intera giornata, l’adrenalina inizia già al mattino e circa due ore prima dello spettacolo, quando tutto è pronto, arrivano quelle famose farfalle nello stomaco e quell’impazienza di iniziare. Credo che mi preoccuperei se un giorno quelle farfalle sparissero. Significherebbe che non mi importa più. E a me importa ancora esattamente come il primo giorno.

I CONCERTI HANNO UN POTERE SPECIALE
– Vorrei che durante quelle due ore le persone si sentissero libere e si lasciassero andare. Che cantassero, ballassero, ridessero, dimenticassero le preoccupazioni quotidiane e semplicemente vivessero il momento. I concerti hanno un potere speciale di unire le persone e adoro quando il pubblico e la band iniziano a respirare all’unisono. Naturalmente desidero che si godano la musica e l’energia, ma ancora di più vorrei che portassero con sé il messaggio che sta dietro a tutto questo. Per me non si tratta soltanto di celebrare la musica di Tina Turner, ma anche la resilienza umana. La sua storia ci ricorda che non siamo definiti da ciò che ci è accaduto, ma da ciò che scegliamo di fare dopo, e che non è mai troppo tardi. Se qualcuno torna a casa con un po’ più di fiducia in sé stesso rispetto a quando è arrivato, allora lo scopo di questo spettacolo è stato raggiunto.

L’OSSESSIONE PER L’ASPETTO PERFETTO
– Credo che viviamo sotto una pressione sempre maggiore per apparire perfetti, e i social media amplificano ulteriormente questa pressione proponendoci ogni giorno versioni ritoccate della vita che hanno ben poco a che vedere con la realtà. Non ho nulla contro il fatto che una persona cambi qualcosa di sé se questo la rende più felice o soddisfatta. Ma quando questo diventa l’unica cosa importante, quando allo stesso tempo iniziamo a trascurare il nostro mondo interiore e pensiamo soltanto ad adeguarci a determinati standard, allora abbiamo perso il senso delle cose. Tutti abbiamo le nostre crepe, le nostre insicurezze e le nostre cicatrici. Sono proprio queste a renderci umani. Mi piacerebbe che come società celebrassimo maggiormente l’autenticità e meno un’idea irraggiungibile di perfezione. Mi sembra che l’ossessione per l’immagine esteriore ci stia allontanando sempre di più da noi stessi, dalla capacità di scavare un po’ più a fondo sotto la superficie. Di porre domande, di ribellarci, di pensare con la nostra testa. Giorno dopo giorno la mancanza di empatia, curiosità, spirito critico, relazioni autentiche, insieme all’inerzia e all’adorazione delle “vacche sacre”, stanno diventando lo standard con cui viviamo. E tutti noi, in qualche modo, ci adattiamo a questa “nuova normalità” senza fare domande.

IL RUOLO DI CANTANTE, CONDUTTRICE RADIOFONICA E GIORNALISTA

– Amo tutti questi ruoli e tutti mi hanno formata, ma sul palco sento la più grande libertà. Probabilmente perché ci sono da quando ho memoria e lì posso liberarmi di ogni freno e lasciare uscire la “bestia” dalla gabbia. Voce, performance, emozione, racconto e comunicazione con le persone: tutto si unisce lì. Si dice spesso che i performer abbiano un alter ego quando salgono sul palco. Direi che io ce l’ho ovunque tranne che sul palco.

SOPRANNOME: TINA TURNER CROATA – PESO O COMPLIMENTO?
– Non so se esista qualcuno a cui questo non farebbe piacere. Naturalmente considero questi paragoni un grande complimento e mi lusingano. Dopotutto stiamo parlando di Tina Turner! E mi rende molto felice quando il pubblico riconosce una piccola parte di lei in me. Allo stesso tempo, però, sono consapevole che esiste una sola Tina. Il mio obiettivo non è essere una sua copia, ma trasmettere attraverso la sua musica la sua energia e il suo messaggio in modo autenticamente mio.

THE KRISTINA’S SHOW – CIÒ CHE IL PUBBLICO NON SA
– Questa sì che è una domanda pertinente. “The KrisTINA’s Show” è tutto ciò che in realtà non vedete, ma che è indispensabile affinché possiate assistere a due ore di spettacolo di altissimo livello. Il progetto evolve anno dopo anno, anzi concerto dopo concerto, e chi ci segue costantemente rimane sorpreso nel trovare sempre qualcosa di nuovo. Sono ore e ore di prove musicali, vocali, di danza e di gruppo; ore e ore al telefono, dalla sarta, tra prenotazioni, gestione organizzativa e le più semplici questioni tecniche e operative. Il nostro team è composto da 13 persone fisse che viaggiano con noi agli spettacoli, oltre a una decina di collaboratori che si alternano a seconda degli eventi. Sono tutte persone che lavorano, studiano, suonano in altri gruppi e vivono in città diverse. Ed è proprio questa la parte più difficile: coordinare tutto, organizzare prove e concerti in base alle disponibilità di ciascuno. Poi però arrivano momenti come quello dell’ultimo concerto, quando la pioggia ci ha fermati dopo sette canzoni. Il pubblico è rimasto, noi siamo rimasti, e abbiamo continuato il concerto nel backstage. In quel momento capisci che non si tratta soltanto di un progetto. È una comunità di persone che credono le une nelle altre. Ed è per questo che so che ogni sforzo vale la pena. Sono grata di avere una squadra così accanto a me.

UNA DOMANDA PER LA LEGGENDARIA TINA
– Non ci ho mai riflettuto seriamente. Ho letto così tanto su Tina e studiato così a fondo la sua vita che mi piacerebbe semplicemente sedermi con lei da qualche parte vicino al mare, davanti a un caffè, e parlare per ore della vita, della musica, della fede, della motivazione e di tutto ciò che l’ha resa la persona che era. Era una donna incredibilmente saggia. Ma se avessi il diritto di farle una sola domanda, riguarderebbe il periodo successivo alla separazione da Ike Turner. Quegli anni tra la vecchia e la nuova Tina, quando, superati i quarant’anni, ripartì praticamente da zero e quasi nessuno credeva nel suo successo, tranne lei stessa. Le chiederei: «Che cosa La spingeva ad andare avanti nei giorni in cui nessuno credeva in Lei? Era più la speranza di riuscire o il rifiuto di arrendersi a guidarLa? È stato più difficile lasciare il passato o resistere abbastanza a lungo perché il futuro arrivasse?». Credo che molte persone si riconoscerebbero in questa domanda. Perché a volte non andiamo avanti perché vediamo chiaramente il successo all’orizzonte, ma perché nel profondo sappiamo che arrendersi non è un’opzione. E proprio in questo, secondo me, risiedeva una delle più grandi vittorie della vita di Tina.(foto – Loris Zupanc)