Attraversando l’Istria ci siamo fermati a Gimino da una poetessa che ci ha attratto con la sua semplicità. Abbiamo sentito molte storie su di lei, come ha finito l’indirizzo di lingua e letteratura croata, sulle sue attività nella Biblioteca cittadina di Gimino, sulle pubblicazioni nelle riviste “Istra” e “Nova Istra”, ed abbiamo letto un paio di versi nelle sue collezioni “Neka buo”, “Uroki urok” e “Hćeri Evine” ma abbiamo voluto anche conoscerla direttamente.

Abbiamo fatto due chiacchiere con Nada Galant, poetessa di Gimino, sui suoi inizi nello scrivere, sul ciacavo, ma anche sulle emozioni.

LA MOTIVAZIONE DELLA MAESTRA

– Ho iniziato a scrivere durante la terza classe della scuola elementare. Si teneva il Concilio della poesia. La nostra maestra Vilma Zohil si è prendeva cura di tutti noi. È venuta un giorno in classe e ha chiesto se qualcuno vorebbe scrivere e avesse l’ambizione per farlo. In quel momento non ci avevo neanche pensato. Lei mi ha spinto a farlo. Ho scritto una canzone che ho dedicato a mio nonno. Questa poesia la ho è presentata poi al Concilio e come la più giovane partecipante ho ricevuto un orologio d’oro per regalo e posso dire che è stato il mio vero inizio. La poesia ho scritto quando siamo andati in campagna con le mucche, mi stavo muovendo su una strada sterrata e la ho visto su cosa posso scrivere. Lì mi sono fatta l’immagine, e quando sono tornata a casa l’ho messo per iscritto. Quella atmosfera m’era la più vicina. Là c’erano i miei nonni e tutto il mio mondo.

SOPRAVVIVENZA DEL CIACAVO

– Se parliamo con il ciacavo e se lo usiamo, il ciacavo ha un proprio futuro. Ci sono tanti poeti in Istria che lo usano, e sono ottimista sull’esistenza del ciacavo. Ma si tendono a ridurre le parlate e usiamo un ciacavo generale per rendere più facile la comunicazione. La scrittura del poeti apprezza le parlate e credo che lo fanno abbastanza bene. Per me certe parole sono talmente facili che è difficile capire come qualcuno non possa capirle. Se si utilizza una buona poesia, certamente potrà attrare la gente. È come quando hanno iniziato a cantare i Gustafi e Alen Vitasović. Se una cosa è buona di per sé, allora provoca interesse, in modo che la gente cercherà di capirlo. La poesia dalla mia prima collezione “Bonaca Trav” non so perché è speciale, ma utilizzando la fusione di erbe e del mare penso di aver fatto qualcosa di spiritoso e inventivo.

SEMPLICITÀ

– Guardo attraverso le poesi di manifestare i propri sentimenti. Penso che loro ci definiscano e parlano su di quello che siamo noi veramente. Credo che tutto sia bello. È importante nella vita essere semplici e accessibili.

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