Sono presenti, ma non vengono menzionati. Sono sempre vicino ai giocatori, e nel bene e nel male. Li accompagnano, motivano, danno il comfort e l’amore. Sono i giocatori nascosti di ogni club sportivo. Questa è la squadra che cucina, pulisce, prepara le maglie e le camere, cura e nutrisce quando necessario, e ascolta quando conta di più. Sono le ultime persone a vedere i giocatori prima di entrare nella nel campo e le prime nel ritorno dal campo.

Per dare omaggio a tutti i nostri giocatori nascosti in Istria, abbiamo invitato a una conversazione leggera Silvana Sorbola Rožanković, l’icona del NK Istra 1961, motivatrice dal nascosto, madre ed amica con tutti i giocatori della Drosina, la persona che noi tutti amiamo vedere e sentire.

Silvana ha speso tutta la sua vita sullo stadio, ed anche se ora in pensione. continua a monitorare il club ed i giocatori. Leggete di sotto di quello che ci ha raccontato Silvana.

ALLO STADIO DAL 1954

– I miei genitori vivevano a Veruda e il 1954, nel mese di luglio, quando avevo solo 13 mesi, siamo venuti allo stadio e vi ci sono rimasta fino a due anni fa. Fino al 2008, i miei genitori, mio fratello ed io abbiamo visuto nello stadio, e quando cominciarono a costruire un nuovo stadio, mi hanno spostato nel Dom braće Ribar. Dopo di che, il mio manager, il signor Peruško, mi ha detto che non mi manderebbe allo stadio, perché non sarebbe facile. Gli ho chiesto di farmi comunque restare e che quando ci sarebbe stato difficile gli direi. Mi ha lasciato tornare allo stadio. Ho lavorato come cameriera e poi nell’ambiente con l’atrezzatura sportiva, preparavo le uniformi dei giocatori. Tutto era così fino al 2015, quando sono andata in pensione, ma volevo rimanere a lavorare part-time ma ci sono stati allora dei cambiamenti e mi ringraziarono.

VITA POST DROSINA

– Il primo anno è stato molto difficile. Ora mi sono un po’ calmata. Sono in pensione, dormo fino alle 10 del mattino, vado al mercato, facio le passeggiate fino a Verudela e così mi passa il tempo. M’è difficile, perché ho passato 61 anni allo stadio. Il peggio è stato quando sono crollate le tribine perché erano collegate con tutta la mia vita. Ho perso per prima il padre, poi il primo marito, poi il fratello, poi il secondo marito ed infine la madre .

VITA SULLO
STADIO
– Prima ero una bambina quando venivo
con i miei genitori. Dopo, come ragazza, venivo da sola perché mi piacevano i giocatori di calcio, che è normale, e poi ero come una loro seconda madre. Questi sono i miei figli. Alla fine del 2001, dell’intero 2002 e la metà del 2003 faccevo il pranzo e la cena per tutti i giocatori. Sono rimasta nel 1998 senza il marito e non avendo dei figli proprii, i giocatori sono diventati i miei figli. Stavo bene con loro e quando m’ha preso questo è stato orribile.

Ancor’oggi mi sento con i miei giocatori, i miei carucci che erano presenti nel periodo dal 2011 al 2015. Con loro sono rimasta sempre in contatto, ed ero anche al matrimonio di uno di loro. Il cuore mi si riempie quando loro mi contattano. Vuol dire che qualcosa gli ho dato nella vita. Questi erano dei ragazzi che sono venuti qui da soli, senza i genitori, e per questo ho sempre cercato di dargli un po’ d’amore. Gli bacciavo sempre quando vincevano mentre quando perdevanno eravamo tristi insieme, ma mai non ero arrabbiata su di loro. Ho sempre guardato incoraggiali in qualche modo.

Dal 1961 fino ad oggi, ho incontrato un sacco di generazioni di giocatori e sono diventati è un sacco di brava gente che ora viene rispettata nella società. Il signor Bezjak era un pedagogo ed allenatore ed una volta mi ha detto che il suo cuore è pieno quando vede che i ragazzi sono diventati delle grandi persone. Quando ha giocato Drosina, ero una bambina, e dopo quand’è diventato un allenatore, mi hanno sempre portato con sé, così ho visto tutta la ex Jugoslavia con loro. Mi hanno portato con sé come una valigia.

RAPPORTO SPECIALE CON RADONJIĆ

– Ho
amato tutti, ma m’era speciale a causa del suo carattere Dejan Radonjić. Ha un carattere po’ pesante ma quando avrebbe avuto dei momenti difficili si sedeva accanto a me e mi diceva tutti i suoi dispiaceri. Era il mio figlio prediletto, perché è davvero un bravo ragazzo. Mi ha sorpreso quando m’ha chiamato al matrimonio. Non riuscivo a crederci che lo ha fatto.

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