La comicità e la satira sono strumenti efficaci per stimolare una sana risata combinando insieme l’intrattenimento e la critica. Queste forme d’arte possono mettere a nudo le assurdità della società, prendere in giro i difetti di individui o istituzioni e incoraggiare il pubblico a riflettere su argomenti importanti. In questo contesto, la risata non è solo una fuga dalla realtà, ma anche una partecipazione attiva alla riflessione critica sul proprio ambiente e un invito al miglioramento. La buona comicità e la satira ci intrattengono e allo stesso tempo ci liberano, incoraggiano la conversazione e contribuiscono a creare una società più sana e aperta.

Valter Roša da anni si mette in mostra da attore nella celebre commedia “Mistero buffo” di Dario Fo, una commedia che parla di ingiustizie sociali e ipocrisia attraverso l’umorismo e la satira. La sua performance non è solo divertente, ma anche provocatoria. Roša assume con disinvoltura vari ruoli e caricature della classe operaia, esprimendo rabbia e liberazione attraverso la risata e incoraggia il pubblico a interagire, rendendolo partecipe della performance stessa.

In una conversazione molto interessante e lunga, Roša ci ha raccontato come è iniziata la sua carriera, quanto l’ha influenzato la cultura italiana, come si prepara per i ruoli, perché ritiene che ridere sia importante nella vita e come vede il successo nella sua carriera.

CURIOSITÀ VERSO LA CARRIERA DI ATTORE

  • Ho iniziato a recitare a 25 anni, come un adulto già formato, e in quel periodo mi stavo laureando alla Facoltà di Economia. La mia curiosità mi ha spinto a intraprendere questa vita. Leggevo molto per informarmi sull’arte teatrale e cinematografica. In quanto consumatore, ho amato e amo ancora il cinema e il teatro. All’età di 25 anni, accompagnato da alcuni amici, ho deciso di bussare alla porta di INK e di provare a imparare qualcosa di nuovo, senza troppe aspettative. Nel profondo ho sempre pensato di potercela fare e anche altre persone, considerando il mio carattere, mi hanno detto la stessa cosa. Il mio primo anno nello studio teatrale, dove ero il più grande, mi sono divertito molto e ho imparato molto dai miei colleghi, anche se erano molto più giovani di me. In brevissimo tempo ho cominciato a ricevere varie proposte di esibizioni professionali ed è così che sono cresciuto in questo mondo.

INFLUENZA DELLA CULTURA ITALIANA

  • I comici italiani, così come la televisione e il cinema italiano, hanno avuto una forte influenza su di me. Sono cresciuto con due culture: ho frequentato scuole croate ma a casa parlavo il dialetto italiano. Qui in Istria era normale guardare i programmi della televisione italiana, soprattutto quando eravamo piccoli, perché c’erano molti cartoni animati interessanti. Quando ero più giovane, la televisione italiana aveva contenuti molto più informali ed era molto più divertente. In qualche modo, poi, ho iniziato a imitare determinate situazioni, ritmi del linguaggio, gesti e movimenti. Considero la televisione italiana una derivazione del grande fenomeno teatrale della commedia dell’arte. Non posso concepire la mia interpretazione di Mistero buffo in altro modo se non attraverso le tecniche fornite dalla commedia dell’arte. Ho visto nella pratica, nella teoria e nei seminari che davvero funziona, soprattutto con il pubblico. Sono stato profondamente influenzato dai numerosi artisti italiani, il cui lavoro ha arricchito in modo speciale il cinema, il teatro e lo spettacolo. Certamente, l’artista teatrale imprescindibile è Dario Fo, c’è anche Roberto Benigni, che è sempre stato un attore eccellente a teatro. Tra le mie fonti di ispirazione c’è Adriano Celentano, che seguo fin da bambino attraverso vari spettacoli e film. Era sempre molto magnetico da guardare. Da bambino ammiravo il lavoro di Rosario Fiorello. Durante la mia infanzia, in Croazia c’era la guerra e i nostri media erano pieni di informazioni e film di guerra. In quel periodo Fiorello apparve sulla televisione italiana con il programma “Karaoke”, uno dei programmi più seguiti in Italia. In quel periodo tutti avevano bisogno di uno spettacolo allegro come questo. Fiorello fece i suoi programmi e da quando passò alla Rai, quando avevo circa 15 anni, cominciai a seguirlo costantemente. Trovo interessante il suo modo di mescolare stili di arti performative, intrattenimento, recitazione e personaggi vocali.

DALLA PREPARAZIONE A UN FORTE COLLETTIVO

  • Ci sono da cosiderare tante cose da come mi preparo per un ruolo, soprattutto in base alle sue esigenze. È molto importante capire cosa vuole dire lo scrittore con la sua opera, cosa vuole mostrare il regista e qual è il tuo ruolo in confronto ai personaggi degli altri attori. È un meccanismo complesso, difficile da verbalizzare. Attraverso i racconti degli altri personaggi, capisci chi è veramente il tuo personaggio e cosa significa nell’intera storia. Come sempre, come in ogni cosa, ci sono alti e bassi, crisi e una costante incertezza. Direi che è un’insicurezza positiva perché ti spinge a pensare costantemente per perfezionare il tuo carattere. Con il passare del tempo, man mano che la commedia si sviluppa, diventiamo un forte collettivo. Naturalmente, quando preparo i ruoli, osservo le persone con caratteristiche simili al mio personaggio, leggo, raccolgo tutte le informazioni che ritengo utili e cerco di utilizzarle nel miglior modo possibile. Non mi piace dire che si tratta di perfezionismo, ma piuttosto di un lavoro approfondito, per quanto le mie capacità me lo consentono.

LE SFIDE NELLA PREPARAZIONE DI UN RUOLO

  • Si dice che chiunque possa riconoscere se un ruolo è ben scritto, data la sua complessità. Mi diverto a interpretare un personaggio che non considero simile a me stesso. Ciò mi pone di fronte a una sfida ancora più grande: presentare un qualcosa che non sono, attraverso le mie capacità di recitazione, e quando il pubblico non riconosce Valter ma vede il personaggio che sto interpretando, allora considero il mio lavoro di attore appagante.

IMPROVVISAZIONE

  • Mistero buffo è un’opera strutturata al 90%, il che significa che ha una sua linea e circa il 10% di improvvisazione è consentita. Credo che tutto ciò che facciamo nella vita debba avere una linea strutturata e che si debbano stabilire dei buoni schemi di riferimento. Ma all’interno di quelle strutture, di quella forma, dovrebbe esserci anche la possibilità di fluidità. L’improvvisazione è molto positiva, soprattutto nella commedia, perché consente di ottenere subito un feedback. Si vede subito se qualcosa funziona oppure no. L’improvvisazione è da secoli l’arma segreta dei comici. Se qualcosa nel testo scritto non funzionava, si apportava immediatamente una modifica, perché si monitorava la reazione del pubblico. Adoro lavorare nelle commedie perché permettono l’interazione con il pubblico. Credo che questo faccia parte della democrazia del teatro odierno, perché fa sì che il pubblico non si senta isolato, ma coinvolto nella trama dello spettacolo. Nell’industria cinematografica e teatrale, quando si verifica un errore, la personalità dell’attore è molto importante. È qui che entra in gioco l’improvvisazione, che può dare un testo migliore di quello preparato.

UNA SANA RISATA FA LA DIFFERENZA

  • Oggi ridere è estremamente importante. Considerando tutto quello che succede nel mondo, penso che ridere sia molto costruttivo. Non credo che ridere sia un modo per sfuggire alle responsabilità. Esistono molteplici tipi di risate e di umorismo, presentati attraverso generi diversi: commedia, satira, grottesco e altro ancora. L’umorismo sano è quello che apre gli occhi e la mente. A teatro c’è sempre del dramma, che si tratti di commedia o di tragedia. Nella satira, osserviamo i momenti tragici attraverso una forma comica, come fecero Charlie Chaplin, Molière, Brecht, Aristofane e Luciano. Portavano i problemi della società direttamente sulla scena, attraverso la satira, e prendevano sempre in giro il sistema. Ogni scrittore, autore o attore sul palcoscenico dovrebbe riflettere attentamente e attaccare coloro che hanno il potere di decidere e che spesso sfruttano il popolo, cioè coloro che non possono difendersi. Indipendentemente dalla gravità dell’argomento, se il pubblico ride di tutto ciò che vede sul palco, in realtà ciò gli dà un po’ di speranza, coraggio e la forza del pensiero critico. La risata è molto importante nella nostra vita. Quando ci capitano situazioni difficili, abbiamo bisogno di amici e conoscenti che ci distraggano dai pensieri difficili con una risata. Ridere stimola la circolazione, tutti gli ormoni positivi, la serotonina, l’ossitocina e le endorfine, e automaticamente ci sentiamo meglio. Ognuno di noi deve svegliarsi e le persone devono capire di avere molto più potere, sia a livello individuale che collettivo, di quanto pensino.

SUCCESSO

  • Il termine successo è molto interessante. In italiano, la parola “successo” è una parola al passato e indica anche che qualcosa è accaduto. Associo ciò che è accaduto solo al ricordo. Sulla base di questi ricordi, non ci resta che andare avanti. La vita è legata a dei costanti progressioni, passaggi, che ci indicano che oggi dobbiamo essere migliori rispetto a quello che eravamo ieri. Non definirei il mio successo. Lascio che siano gli altri a definirlo. Guardo sempre al futuro e credo ancora che il meglio debba ancora venire.