
Ci sono momenti in cui la musica smette di essere soltanto suono. Diventa memoria, movimento, contatto, dialogo interiore. A volte ci riporta a un tempo che pensavamo di aver dimenticato, altre volte risveglia un’emozione a cui non sappiamo dare un nome, e altre ancora semplicemente ci trasporta, senza che ci poniamo domande sulla destinazione finale.
È proprio in questa capacità della musica di smuoverci, anche quando non sappiamo spiegare cosa sia successo dentro di noi, che risiede la particolare forza dell’artista Iva Štefančić, conosciuta con il nome di Avi Fay.
Il suo mondo musicale non nasce dalla necessità di inserirsi in schemi prestabiliti. In esso convivono profondità e forza, il mondo acustico e quello elettronico, la ripetitività e l’improvvisazione, il movimento e l’identità visiva, ma soprattutto la libertà. Per lei la musica non è soltanto una performance, ma uno spazio attraverso il quale può fluire qualcosa di più grande di lei stessa.
Avi Fay non cerca di imporre all’ascoltatore ciò che dovrebbe provare. Non gli indica una direzione. Al contrario, crea uno spazio nel quale ognuno può trovare qualcosa di proprio.
Particolarmente interessante è la sua capacità di vivere la musica in modo istintivo e consapevole allo stesso tempo. In questa conversazione ci ha raccontato come vive la musica, il palcoscenico, la libertà, la femminilità, l’ispirazione e il proprio percorso artistico.
PROFONDITÀ, FORZA E LIBERTÀ
– Profondità, forza e libertà sono le parole che descrivono il suono che creo. E insieme a queste mi vengono in mente anche ricordo e riconoscimento. Amo quando la musica risveglia in noi qualcosa che forse non sappiamo spiegare, ma che sentiamo essere in qualche modo familiare, come se provenisse da un luogo conosciuto, come se ci ricordasse una parte di noi stessi.
UN ISTANTE DI SÉ NEL TEMPO
– Durante la preparazione, attraverso le cover e le registrazioni, ho capito che c’è sempre spazio per qualcosa in più e che, quasi sempre, in seguito desidererai fare qualcosa in modo diverso. Per questo considero una registrazione come un istante di me stessa fissato nel tempo. Lo accetto come parte del percorso verso una versione migliore di me come interprete e creatrice, ma anche, in fondo, come parte del viaggio verso me stessa.
L’ISTINTO PRIMA DI TUTTO
– Non cerco di preservare l’autenticità o di costruire deliberatamente un linguaggio estetico e musicale senza tempo. Ascolto il mio istinto ed è importante per me che ciò che faccio piaccia prima di tutto a me stessa, perché credo che allora anche il pubblico possa percepire quella sincerità. Voglio permettere il più possibile alla musica di trasportarmi, liberare i pensieri ed essere il tramite di ciò che in quel momento desidera nascere.
CONNETTERSI A QUALCOSA DI PIÙ GRANDE
– Sul palco mi sento libera, soprattutto per l’emozione e per la sensazione di entrare in connessione con qualcosa di più grande di me. Lo studio mi offre lo spazio per esplorare, cercare un nuovo sound e sperimentare, ma la vera magia per me nasce quando a tutto questo si aggiunge il pubblico. Quel feedback e quello scambio di energia sono qualcosa che semplicemente non può accadere tra quattro mura.
L’ABBIGLIAMENTO COME ESPRESSIONE DI LIBERTÀ
– L’abbigliamento è una parte importante della mia performance. Cerco sempre di percepire l’energia dell’evento e di entrare intuitivamente in sintonia con lo spazio in cui suonerò. Mi dà sicurezza, ma per me è anche un’espressione della femminilità, che per molto tempo ho in qualche modo represso a causa dell’ambiente e della paura del giudizio. Per questo mi fa particolarmente piacere quando, dopo un’esibizione, le donne mi dicono che le ho ispirate. È come se l’intera performance, la musica, l’energia, il movimento e lo stile visivo, risvegliasse qualcosa anche dentro di loro.
ISPIRAZIONE – NILS FRAHM
– Nils Frahm è una grande fonte di ispirazione per me, soprattutto per il modo in cui riesce a unire il mondo acustico e quello elettronico. Sono cresciuta ascoltando musica di qualità e con una grande attenzione al sound grazie a mio padre, che è un grande appassionato di hi-fi, mentre durante l’adolescenza è nato anche il mio grande amore per la musica elettronica. Mi affascinano gli elementi ripetitivi e sincopati e ciò che inizia ad accadere tra di loro nella nostra immaginazione. La musica classica, naturalmente, è profondamente dentro di me, ma ciò a cui torno cambia insieme a me e al periodo della vita che sto vivendo.
LE REAZIONI PARTICOLARI DEL PUBBLICO
– Ce ne sono state davvero di ogni tipo. Alcune persone si sono conosciute durante i miei live, sono diventate coppie e poi, in seguito, ho suonato al loro matrimonio, cosa che trovo fantastica. Ma la frase che sento più spesso è: «Mi sono venuti i brividi». Mi fa particolarmente piacere quando le donne mi dicono che l’intera performance le ha ispirate e, in qualche modo, le ha messe in contatto con la propria femminilità e libertà. In quei momenti capisco che non si sono limitate ad ascoltare la musica, ma che qualcosa è accaduto anche dentro di loro.
CIÒ CHE HA SCOPERTO SU DI SÉ
– Quanto sia importante avere se stessi, ma allo stesso tempo sapere quando è necessario togliersi di mezzo, lasciare spazio e abbandonarsi. Sento sempre più che noi musicisti siamo soltanto un canale attraverso il quale scorre qualcosa di più grande di noi, e che il nostro compito è permettere a quell’energia di fluire nel modo migliore possibile. Ho capito anche quanto sia importante per me la libertà e che non devo aspettare di sentirmi completamente pronta. A volte fai semplicemente il primo passo e poi, lungo il cammino, diventi la persona che era pronta a farlo.
L’AMBIENTE PERFETTO PER LA MUSICA
– In realtà, lo spazio in sé non è così importante per me: può essere un grande palco oppure qualcosa di completamente intimo. Più importante è la sensazione e il viaggio attraverso il quale la musica può accompagnare le persone, dalla profondità e dalla connessione con sé stesse fino al completo abbandono, al ballo e al piacere di vivere il momento. La cosa più bella è quando, alla fine, lo spazio diventa irrilevante e tutti diventiamo parte dello stesso istante. Vorrei che la mia musica aiutasse le persone a riconnettersi con sé stesse e che, dopo averla ascoltata, sentissero che qualcosa dentro di loro è cambiato, anche solo un po’: l’umore, l’energia o il modo di guardare alla propria vita. Che se ne andassero un po’ più leggere, più libere e con la sensazione che ci siano molte più possibilità di quanto a volte siamo portati a credere. (foto – Helena Balaban)
