
Vi siete mai sentiti come degli outsider o qualcuno che non si adatta alla gruppo perché lo stesso gruppo non la considera normale? Possiamo davvero definire ciò che è normale poiché ogni uomo è unico di per sé? Etichettare ed espellere gli individui dal gruppo, perché non è uguale a noi, si presenta in tutti i segmenti sociali d’oggi, nonostante tutti i progressi che si sono fatti nel corso dei secoli. Ma, come ci spiega Nirvana Kos, con il master in psicologia e annalista con il certificato per la terapia ABA per il sostegno ai bambini con l’autismo, possiamo essere noi quelle persone che vanno verso un cambiamento positivo con l’educazione dei nostri figli e rendere ogni outsider un membro a pieno titolo della comunità in cui viviamo.
CRUDELTÀ NELLA SOCIETÀ
– Ogni giorno siamo testimoni di storie legate alla discriminazione verso i bambini con bisogni speciali; individui con commenti maligni, sguardi che generano scintille,il cameriere che richiede alla madre di portar via il bambino “rude” dal ristorante, persone che si spostano lontano da persone come se avessero la lebbra perché si esprimono diversamente, la madre allontana il bambino dalla spiaggia in modo che il suo bambino d’oro, che ovviamente crescerà per susseguire un premio Nobel o diventerà un neurochirurgo, non giochi “per sbaglio” con un bambino che non parla o ha un altro comportamento stereotipato. In sostanza, gli unici “rudi” nella società sono le persone che si comportano come se fossero al di sopra eventuali difetti o errori. Siamo diventati una società in cui la crudeltà verso gli animali, i bambini, gli indifesi e l’un l’altro consentono la sopravvivenza. Da quello che ho potuto sentire dai bambini a scuola, se si mostra la minima debolezza, che si condiziona dall’alto grado di crudeltà, secondo il telefonino, o, vestiti, ti mangiano vivo ed espellano dal “circolo sociale”.
SII QUELL’ UOMO
– Oggi ci sono così tanti problemi nella società che la tolleranza verso le persone con bisogni speciali è il “minimo” problema. L’empatia non è più “IN”. Le persone che proteggono gli altri, aiutano le persone deboli, credono che tutti dovrebbero essere trattati ugualmente, provano il rimorso, hanno uno straccio di integrità, semplicemente vengono denominati “strani”. Alla fine della giornata, le relazioni interpersonali sono tutto ciò che ci rimane della nostra umanità. Già si soffre perché il paese si trova in condizioni difficili, perché ci sono così pochi veri amici, immaginiamo che ci troviamo fuori dal nuovo ordine sociale e di amare e sostenere gli individui che si sono, con le loro differenze e unicità, separati dalle nostre norme. Sii quell’uomo. Uno che osserverà, capirà e offrirà aiuto. La società non capisce perché non è educata. La società non lo tollera perché non è informato. A volte serve solo un sorriso, una gentilezza nello sguardo e un movimento di supporto che l’empatia e la tolleranza diventano convinzioni di vita. Siamo le persone che insegneranno ai propri figli a giocare con tutti, indipendentemente dai pregiudizi. Spesso mi chiedono come educherò mio figlio, cento madri, tutte con la proprie ideologie sul come il bambino è il più importante al mondo, non piange, mangia ciò che vuole, quando vuole un giocattolo deve averlo, devono dormire nello stesso letto con i genitori… La mia risposta è che spero che mio figlio sia prima di tutto una persona che vale a prescindere dal mio stile di educazione. Quello che deve essere. Spero che avrà rispetto verso gli amici, che aiuterà le persone che sono più debole di lui, che saprà esattamente che com’è l’amico con bisogni speciali e che non capiranno cosa significa “imparare a giocare con loro”, che tutto sia naturale poiché ha avuto dei genitori che gli hanno trasportato l’amore verso gli altri. Che sia una persona che lavora sodo, rispetta gli anziani, e ama la sua famiglia, perché alla fine della giornata, se hai un premio Nobel o se sei un idraulico, il più importante è che tu sei una persona che vale. Che comprenda quali bisogni sociali sono i più vulnerabili e che sia abbastanza forte da resistere all’ordine sociale e fare ciò che è giusto, sempre, anche quando gli altri non lo guardano.
