
Qualche anno fa al reparto di radiologia a Pola avete certamente incontrato il tecnico di radiologia medica Milan Radonić. Adesso, lui ha cambiato il suo indirizzo, e ora lavora nel reparto di radiologia nella lontana Svezia, con esattezza a Jönköping, in una città che è simile a Fiume, tra Goteborg e Stoccolma, dove ci sono circa 100 000 abitanti.
Dal momento che lavora nello stesso reparto solo in un altro paese, abbiamo chiesto Radonić di farci un confronto dell’atteggiamento dei pazienti e specialisti in radiologia in Croazia e Svezia. In pochi minuti, Milan ci ha dato un confronto concreto della situazione in Croazia e uno in Svezia.
NIENTE NON SI PUÒ CONSIDERARE SOLO IN BIANCO E NERO
– V’è una grande differenza nell’atteggiamento del paziente ed il medico. Ma niente non si può considerare solo in bianco e nero. Qualcosa è meglio da noi, qualcos’altro da loro.
In Svezia è più difficile l’accesso al paziente alle cure mediche che in Croazia. Non si può semplicemente venire dal medico. Si deve prendere un appuntamento e le liste d’attesa sono piuttosto lunghe rispetto a quelle croate. Ma c’è una grande differenza perché i pazienti sono abituati ad esso e non si lamentano. Le sale d’attesa sono dotate di TV, tavoli per il tè, libri, riviste in modo che passi velocemente il tempo. È una tale cultura in Svezia. Ovunque ci si trovi lì, in biblioteca o chiosco, si prende il numero e si attende con calma. Non sono temperamentali come noi.
DEFICIT MEDICO E PROBLEMA CON LA LINGUA
– C’è un grosso problema con i medici perché non ci sono abbastanza. Nella parte meridionale della Svezia non è così pronunciato come si esprime sopra al nord perché nessuno vuole anderci a vivere a causa della luce e del freddo. Un gran numero di medici sono stranieri e non sanno bene la lingua. Dopo un paio di casi in cui il paziente è finito piuttosto male per un medico che non ha ben compreso la lingua, a partire da aprile 2016, tutto il personale sanitario deve passare come minimo il livello C1 di lingua. Solo allora uno specialista può ottenere la licenza, naturalmente se i diplomi corrispondono. Su questo sono molto più severi. Non è come in qualsiasi altra professione dove si può facilmente comunicare in inglese. Ci vengono delle persone che possono anche non conoscere bene lo svedese ed a non dire l’inglese. Tutto sommato, lo svedese è la lingua principale qui e la si deve conoscere.
ORGANIZZAZIONE PIÙ ACCURATA
– Le condizioni di lavoro sono migliori ed anche l’organizzazione. C’è un numero inferiore di pazienti. C’è un elevato numero di dipendenti. Abbiamo così tempo da dedicarci meritevolmente ad ogni paziente. In Croazia, c’è sempre un affollamento che non si riesce certe volte a dire al paziente né buon giorno né addio. In Svezia si dedica molto più tempo al paziente.
Per quanto riguarda i dipendenti, abbiamo macchine di frutta e caffè, che sono gratuiti. C’è meno stress sul lavoro. Ci sono due pause non pagate ed obbligatorie, ciascuna per un periodo di mezz’ora. Ho chiesto se posso fare solo le otto ore senza le pause, ma mi hanno detto che senza le pause il mio lavoro sarebbe troppo stressante. Più grande è anche il rispetto verso i lavoratori. Se accade qualche conflitto, viene risolto in tutta calma. Non ci sono voci sollevate. È più ottimale anche l’atmosfera, perché c’è meno stress. L’uomo si sente veramente apprezzamento per il proprio lavoro e lo sforzo ed è una bella sensazione. C’è una maggiore responsabilità per l’orario di lavoro. Si viene mezz’ora prima del tempo e lentamente si prepara per il lavoro che si farà in quel giorno. In Croazia subito dopo l’orario di lavoro, si va a casa. Qui sembra come se fosse maleducazione andarsene a casa presto. Una volta terminato l’orario di lavoro si attende che qualcun vada per primo perché non è giusto andersene per primo.
Nessuno controlla quando si va e si torna da una pausa. I dipendenti da soli inseriscono i codici e come ho potuto notare in Svezia sono piuttosto giusti.
COMUNICAZIONE APERTA E DIRETTA
– È interessante che è in comunicazione con tutti si ha un rapporto diretto. Nessuno da del “Lei” ad un’altra persona. Per me, è stato un po’ strano, perché ho imparato a dare del “Lei” quando incontro con una persona più anziana.
IL PROCESSO DELLA VISITA MEDICA
– Quando un paziente arriva in ospedale, v’è un’infermiera al bancone che lo prepara per la visita medica, gli spiega che deve togliersi gli oggetti di metallo e dà indumenti speciali per la registrazione. Mentre facciamo un‘esame di informazioni sul paziente, egli ci aspetta in una sala d’attesa speciale guardando la televisione o leggendo i giornali. In preparazione, abbiamo letto tutto quello che abbiamo sul paziente, dalla sua amnesia a ciò che è necessario a fare. Poi parliamo ancora con lui per vedere più concretamente su cosa dobbiamo essere ancora attenti. E l’atmosfera in tutto è un po’ più intima e più calma a cospetto di quella in Croazia.
