
In un’epoca in cui molti giovani calciatori sognano grandi club, lusso e fama, Danijel Dejan Djuric dimostra che il vero successo nasce dall’amore per il calcio e dal sincero desiderio di portare gioia alle persone. Cresciuto in Islanda, con radici nei Balcani, oggi difende i colori dell’NK Istra 1961, dove con il suo gioco e il suo carattere conquista i cuori dei tifosi.
La sua storia non parla solo di calcio, ma anche di passione, famiglia e fiducia nel proprio cammino. Nella conversazione con Danijel abbiamo scoperto quanto per lui contino il sostegno dei genitori, le emozioni in campo e il sogno di giocare un giorno in uno dei campionati più forti del mondo.
GIOCA PER DIVERTIRTI
– Il calcio è diventato una cosa seria per me quando avevo circa 10 anni. Allora ho capito di essere migliore della maggior parte dei miei coetanei. Proprio in quel momento ho riconosciuto di poter ottenere qualcosa di più e diventare un calciatore professionista. Gli amici mi dicevano spesso che un giorno sarei diventato un giocatore professionista, e anche mia madre ha sempre creduto in me. Quando senti continuamente pensieri del genere, inizi anche tu a crederci. Gli amici e i genitori mi hanno aiutato molto a essere oggi dove sono. I miei genitori non mi hanno mai messo pressione per diventare calciatore. Mio padre e mia madre mi dicevano sempre: “Gioca perché ti piace e perché ti diverti, non perché devi.”. Mi hanno sempre insegnato che il successo nasce dall’amore per ciò che fai. Se ami quello che fai, sarai bravo in questo. Non mi hanno mai imposto pressioni, solo sostegno. Il mio obiettivo è giocare in uno dei cinque maggiori campionati del mondo. È il sogno a cui aspiro e credo di poterci arrivare. Voglio giocare davanti a stadi pieni, davanti a tanti tifosi, e mostrare quanto valgo. Questo è il mio principale obiettivo per i prossimi anni.
L’ARRIVO ALL’ISTRA
– L’arrivo all’Istra è stato speciale per me. Vengo dall’Islanda, dove sono cresciuto, ma i miei genitori sono dei Balcani, quindi qui tutto mi è in qualche modo più vicino al cuore. Amo di più il sole e il calore rispetto alla neve che abbiamo in Islanda. Qui mi trovo davvero bene. All’inizio nel club è stato un po’ difficile. Bisognava conoscere i nuovi compagni di squadra e abituarsi a tutto. Ma col tempo tutto è andato migliorando, e oggi mi sento benissimo all’Istra. L’atmosfera nello spogliatoio è fantastica. All’inizio della stagione è stato difficile perché non vincevamo quanto volevamo, ma ora va tutto meglio e vogliamo qualificarci per l’Europa. Questo è il nostro obiettivo più grande della stagione e credo che possiamo raggiungerlo.
NE È VALSA LA PENA COMPRARE IL BIGLIETTO
– Il momento più bello con la maglia dell’Istra per me è stato quando abbiamo giocato a Poljud, a Spalato, davanti a un gran numero di spettatori. I tifosi dell’Istra sono davvero speciali. Vengono a sostenerci ovunque giochiamo, che sia a Spalato, a Vukovar o in casa. Lo apprezzo moltissimo. Sono tra i migliori tifosi e ci danno un grande sostegno. Giocare davanti a tribune piene, in una grande atmosfera, è qualcosa che sognavo da bambino. È stato un sogno che si è realizzato e una sensazione incredibile. Amo segnare gol e fornire assist, ma ciò che per me conta di più è che le persone che vengono allo stadio si divertano. Voglio che dicano: “Ne è valsa la pena comprare il biglietto per vederlo giocare.”. Questa è la mia più grande motivazione. Voglio mostrare il mio talento e portare gioia a chi ci segue. Non ho particolari rituali prima della partita. Mi preparo più mentalmente. Non sono il tipo che crede nella fortuna o in gesti scaramantici. Per me è più importante essere mentalmente calmo e pronto.
NEYMAR
– Il mio idolo è sempre stato Neymar, soprattutto quando giocava nel Barcellona. È un giocatore che porta sempre qualcosa di speciale in campo. Ogni volta che entra in gioco, sai che farà qualcosa di inaspettato, uno show, un gol o un dribbling. Questo è ciò che mi ispira. Voglio essere un giocatore che porta emozione e gioia agli spettatori. Neymar ha qualcosa che gli altri non hanno, quella particolarità, quel talento “extra”.
