La vita ci guida verso la scoperta costantemente di noi stessi e dei nostri sogni. Certe volte un evento può impedirci di continuare a fare ciò che vogliamo ed amiamo, o talvolta ci dirige a farlo in un altro modo con cui il nostro potenziale diventare d’ispirazione al nostro collettivo e motivarlo a produrre risultati straordinari. Alcuni di questi risultati si vedranno immediatamente, mentre per altri dovremo perseverare e lavorare sodo. Questo è esattamente ciò che accade nel club NK Istra 1961, dove l’allenatore Ivan Prelec ha incoraggiato i suoi giocatori a sviluppare lo spirito di squadra nel gioco ma anche durante l’allenamento.
Dopo aver acquisito esperienza come giocatore e successivamente presso la Facoltà di Chinesiologia e l’Accademia di allenatori di calcio, applica tutto il suo sapere e le nuove idee nel lavoro con i calciatori.
FACCIO QUELLO CHE AMO
– La mia carriera di allenatore ha iniziato quando avevo diciannove anni, quando ero ancora come giocatore attivo della Dinamo, non ho firmato il contratto professionale a causa di gravi lesioni alle gambe. Allora ho capito che il mio percorso calcistico poteva essere complicato a causa delle lesioni e mi sono chiesto fino a che punto in questo stato la mia carriera poteva sopravvivere dato l’alto livello di gioco. Questo è stato un punto di svolta nella mia vita e ho deciso che, poiché il calcio fa parte di me e poiché lo adoro di rimanere nel calcio. Sono andato a Velika Gorica, entrato a far parte del club Radnik, continuato a giocare a calcio a livello della Serie C e parallelamente ho iniziato la mia formazione alla Facoltà di Chinesiologia e l’Accademia di allenatori di calcio ed a lavorare con i bambini di 6 e 7 anni. All’epoca non avevo ancora un’idea chiara sulla mia carriera da allenatore, ma mi sentivo soddisfatto e felice a lavorare con i bambini e trasferirli una parte del mio sapere ed amore per il calcio. Anno dopo anno, vedendo dei progressi e lavorando anche con i gruppi senior, ho capito che questo era qualcosa che mi riempie davvero e che è un modo per rimanere nel calcio. Oggi sono l’allenatore del Istra 1961. Sono lieto di fare ciò che amo e di rimanere nel calcio che considero una parte integrante della mia vita.
SIAMO ANCORA QUA E SIAMO RIUSCITI A RIMANERE INSIEME COME UNA SQUADRA
– Siamo tutti soggettivi riguardo il proprio lavoro ed il lavoro con i giocatori e crediamo che grazie a noi il giocatore stia facendo dei progressi. Tuttavia, posso dire che in questa stagione, fin dal primo giorno, i giocatori hanno fatto molti sforzi per adottare l’idea del gioco che io e lo staff ufficiale, stiamo cercando di imporre. Penso che ci siamo riusciti indipendentemente dalla mancanza di risultati. Siamo stati una costante nelle prestazioni sul campo e penso che i giocatori abbiano adottato bene alcune delle novità e le esigenze del calcio d’oggi. C’erano delle situazioni in cui eravamo molto vicini al raggiungimento di un punteggio più alto. Penso che avremmo potuto fare più progressi in questa stagione, ma date le circostanze ed il fatto che ogni partita per noi è qualificativa, i giocatori sono sotto una pressione psicologica e per questo hanno difficoltà nel raggiungere degli obiettivi per cui credo che abbiano il potenziale ed altrettanto credo che potrebbero presentarsi anche meglio di come si presentano in questo momento. Ciò che vorrei sottolineare è che i giocatori hanno capito in questa stagione quanto sia importante la squadra e lo spirito di squadra. Nonostante i risultati non soddisfacenti, siamo ancora qua e siamo riusciti a rimanere insieme come una squadra. Non ci siamo sciolti durante i periodi difficili che abbiamo attraversato. Continuiamo a funzionare come un gruppo ed è importante che i giocatori hanno capito quanto sia importante lo spirito sportivo. Quando parlo del calcio lo associo allo sport collettivo in cui è importante che all’interno dello spogliatoio si senta la collettività quanto il più possibile e con questo ci sono maggiori possibilità di raggiungere il successo.
DEVONO ESSERE PRONTI A LOTTARE PER LA LORO OPPORTUNITÀ
– Se mi soffermo su quello a che i giocatori a giorno d’oggi dovrebbero essere maggiormente concentrati, posso dire che oggi, non solo il calcio, ma lo sport generalmente richiede i giocatori più durevoli, più veloci e tatticamente più disciplinati, tecnicamente migliori. Penso che il problema con molti atleti d’ oggi, in particolare se parliamo di calciatori, è che le aspettative sono aumentate e spesso ci si vuole ottenere immediatamente la posizione ed il successo. I giocatori si aspettano che tutto deve succedere oggi, qui e ora, sono piuttosto impazienti e non sono pronti a mettersi alla prova e mostrare la continuità. Si stressano rapidamente e spesso si arrendono. Penso che questo sia qualcosa su cui i calciatori di oggi dovrebbero lavorare, cioè sul momento psicologico per essere pronti a non arrendersi, a non aspettarsi che qualcosa cambi durante la notte, e non aspettarsi che accada qualcosa solo perché sono presenti e che giocano al calcio. Dovrebbero essere pronti a lottare per le loro opportunità ed essere più pazienti, e se alcune cose non vanno nel migliore dei modi e in conformità alle loro aspettative, dovrebbero continuare a giocare e concentrarsi ancora di più perché la continuità è estremamente importante e penso che chi sia psicologicamente stabile e pronto a mettersi alla prova e lottare, con un po’ di tempo, emerge sicuramente e realizza le sue aspettative, gli obiettivi ed i sogni.
VIVIAMO NEL TEMPO QUANDO TUTTO QUELLO CHE FACCIAMO SI PUÒ ANALIZZARE
– Ho giocato nel periodo in cui l’allenatore era il sovrano assoluto, un generale, e nulla veniva messo in discussione circa le decisioni dell’allenatore, i suoi modi di lavorare, gli approcci e la comunicazione. Qualsiasi cosa dicesse l’allenatore, doveva essere fatto. Adesso ci sono delle nuove generazioni di giocatori, che sono molto più informati e chiedono le ragioni per le quali stanno facendo delle cose durante l’ allenamento e su quello che li viene richiesto durante le partite. Pensano diversamente e hanno opinioni diverse. Penso che oggi un giocatore possa svilupparsi di più se l’ allenatore gli fornisce tutte le informazioni di cui ha bisogno e stabilisce con lui una comunicazione che non è amichevole ma neanche troppo rigorosa in modo che non sembri che l’allenatore sia un generale e il giocatore qualcuno che deve eseguire un ordine senza chiedersi sul come ed il perché. Al giorno d’oggi, l’allenatore deve sapere come avvicinarsi a ciascun giocatore, cioè individuare gli approcci giusti per i giocatori, valutare come ottenere il meglio da ciascun giocatore, attraverso il lavoro e l’aspetto psicologico vedere la direzione in cui un giocatore può svilupparsi e progredire. Parlare apertamente con loro, e durante l’allenamento e le partite richiedere di fare ai calciatori delle cose che possono renderli migliori. Viviamo in un’epoca in cui possiamo analizzare tutto ciò che facciamo, con programmi, video e video analisi, e possiamo mostrare che tutto ciò che ci aspettiamo dai giocatori sia legato a degli esempi concreti e dati statici. In questo modo, possiamo sottolineare le cose buone che devono essere perfezionate, ma anche le cose su cui dobbiamo lavorare ed aiutarli a progredire. Penso che un tale approccio sia qualcosa che può dare il meglio da un giocatore. È compito di ogni allenatore valutare il gruppo di giocatori con cui lavora e trovare un modo per ottenere il massimo da essi attraverso un approccio di squadra, ma certamente anche attraverso un approccio individuale. (foto: https://www.nkistra.com )
