
Prendere la palla in mano, saltare sul terreno tra gli altri giocatori, oltrepassare gli ostacoli al fine di inserire la palla in rete, è appunto il pensiero che ogni settimana prima della partita gira in testa a Matija Rađaković, attraente ed attivo giocatore di pallamano di RK Poreč.
Si sa che la pallamano non è uno sport facile, a causa dei continui colpi durante le partite, in cui una mossa può cambiare il corso di una carriera professionale. Matija ha subito, come molti giocatori di pallamano, un infortunio forte, ma ha continuato con la sua passione, pensando anche al futuro lontano di che ci ha anche parlato direttamente in una breve conversazione.
DA ATLETA AD ALLENATORE
– Nella prima classe elementare, ho iniziato a giocare a calcio, poi il mio migliore amico mi ha suggerito di iniziare con la pallamano. Lì c’era il professore Miroslav Mataija e da allora sono nella pallamano. Posso dire che sono cresciuto molto grazie alla pallamano. Ora lui è il mio capo a scuola di pallamano, perché accanto alla mia attività di atleta, faccio anche l’allenatore per cinque anni e bambini. Il tutto mi è ancora un po’ strano. Prima m’allenavano, e ora sono io ad allenare i bambini, ma mi sono già abituato. Ho avuto buoni insegnanti e ho imparato molto da loro. Né l’allenamento con i bambini né l’allenamento con la squadra possono essere dimezzati. Accanto all’allenamento quotidiano con tutta la squadra, ognuno di noi lavora si fa un allenamento autonomo in palestra ogni mattina e se non faccio solo un allenamento mi sento inferiore quando c’è la partita. Nel corso degli anni, ho creato questo tipo di ritmo.
ANSIA PRIMA DELLA PARTITA
– Sono già più di dieci anni nel gioco professionale nella squadra dei senior e soffre sempre d’ansia prima della partita finché non arrivo sul campo di gioco, con un po’ di stress e sudore. Ma non appena prendo la palla, tutta la paura e l’ansia scompaiono. Nel campo, vedo i giocatori come un tipo di ostacolo frontale. Ogni settimana, attraverso ogni gioco, loro sono degli ostacoli. Nei dieci anni che gioco, ho conosciuto davvero un sacco di amici attraverso la pallamano, ma nei 60 minuti di gioco, non è un amico, ma un ostacolo, chiunque fosse.
COLPI NEL PALLAMANO
– Ci sono molti colpi nella pallamano. La peggiore m’è stata la lesione alla spalla che dovevo operare. Fino ad allora, ho avuto alcuni piccoli infortuni, di cui nulla di serio. In una partita amichevole a Parenzo, nel gennaio 2016, un avversario di Capodistria mi ha tirato dietro mentre cercavo di colpire e ho sentito subito qualcosa. A causa del recupero ho perso un anno d’allenamento. Finché una persona non si trova in questa situazione non si può capire come questo tipo di situazione sia difficile per la psiche. Si deve essere psichicamente abbastanza forte da accettare quell’infortunio e cercare di riprendersi il prima possibile. C’è una grande paura sulla possibilità di recupero dopo un infortunio così grave. Per un po’ abbiamo avuto i psicologi che hanno seguito il lavoro del club, ma ora il club non ha tutti quei soldi per avere così tante persone intorno a sé. Quando sono entrato in prima squadra, avevamo le consultazioni una volta al mese con uno psicologo. Con una vita molto sana, si può anche giocare a 38 anni, ma per questo c’è bisogno delle grandi dimissioni e la completa dedizione. Si gioca in media fino ai 35, e poi si diventa un allenatore o si cambia il lavoro. Ho fortuna siccome accanto al gioco, ho un buon lavoro, sto studiando ed ho finito la scuola di coaching. Non penso ancora alla fine perché mi sento ancora abbastanza giovane.
SOLIDARIETÀ E TEAMWORK
– C’è molto più amore per questo sport che benefici materiali. La pallamano non viene pagata come il calcio e il basket. In ambienti piccoli come lo è il nostro, non si può semplicemente vivere solo grazie alla pallamano. L’uomo nella pallamano in qualche modo cresce ed impara cosa è la comunione ed il lavoro di squadra. Ho davvero un sacco di amici e grazie alla pallamano sono diventato quello che sono oggi, un uomo normale, almeno mi considero tale.
