
L’autore con lo spirito sempre calmo Matija Debeljuh in Apoteka dare spazio al lavoro fatto con le proprie mani, alla mostra “Lo studio per il patibolo” che la considera come un omaggio alla forma astratta.
Come è lo spazio nel film “Gubilište/ Patibolo”, Matija lo scopre attraverso la sua mostra e dà allo spettatore la possibilità di sentirsi parte di quella speciale atmosfera nel film.
STUDIO PER IL PATIBOLO
– La mostra è legata al nuovo film, attualmente in post-produzione ed editing. Si tratta di una storia complessa, perché si tratta di alcuni aspetti del film e di ricerca di evocare l’atmosfera che sarà mostrata nel film, ma in questa occasione adattata per lo spazio della galleria. In generale, il film è una riflessione e si guarda spesso nei cinema o in una stanza buia, mentre quello che noi cercheremo di mostrare è un insieme di pensieri sul film e il tema del film si adatterà allo spazio della galleria. Dal momento dell’apertura di Apoteka nel 2013 con Lala Raščić e Kristian Kožul fino ad oggi non ho fatto nessuna esposizione. Questa è la prima volta che ho la mia singola esposizione all’interno di Apoteka.
PATIBOLO ED IL LAVORO DI MIRKO KOVAČ
– Il tema del patibolo è, infatti, realizzato con i motivi di Mirko Kovač ed il suo primo romanzo. Elementi di questi motivi sono stati usati per creare la colonna che è presentata nel film. Ho già meditato da tempo sul lavoro di Mirko Kovač e questa è l’unica sequenza logica del mio lavoro precedente, tempo fa ho fatto la ricerca attraverso le foto e ho affrontato in qualche modo lo stesso tema, ed ora si tratta di film adattandolo allo spazio che è in questo caso è l’ Apoteka.
ADATTAMENTO ALLO SPAZIO
– Questo spazio è anche il mio studio quindi ho molta familiarità con esso. Già da molto tempo stavo pensando come avrei potuto giocare con lo spazio in relazione al mio pensiero su questo film. Vorrei che più persone venghino a vedere che cosa ho fatto. Si tratta di una costruzione di confine che con le proiezioni e le fotografie sarebbe una sorta di mostra multimediali. Penso che in realtà è paragonato a quello che è e come si è presentato. Quando si tratta dello spazio della galleria, allora è molto importante. Nel mio lavoro, mi piace di adattarmi al luogo dove espongo. Non mi piace fare resistenza ma cerco di trovare la risposta alla domanda di cosa fare con quello spazio. La camera è quello che determina l’orientamento ed il flusso di lavoro.
CHIEDERSI SULL’IDENTITÀ
-Mi sono interessanti alcune relazione dei personaggi legate al chiarimenti sull’identità. All’interno della galleria ci sono gli elementi di questo contesto estratto e si dà a loro un nuovo significato. Con la mostra voglio evocare un senso di spazio che mi piacerebbe che vivesse attraverso il film dà una dimensione che non si può vedere sul film se non si tratta di un formato 3D. Lo spettatore si vuole subentrare nel film e nell’atmosfera che il film costruisce. (foto: Licio Debeljuh)
