
A volte è necessario abbandonare un percorso che sembra sicuro per trovare quello in cui ci sentiamo veramente vivi. Per alcuni si tratta di un grande cambiamento di vita, per altri di un incontro con i propri limiti, mentre per Sanda Delija il mare è diventato il luogo in cui ha trovato la libertà, la serenità e una comprensione più profonda di sé stessa.
Sanda è un’atleta di Fiume e componente della nazionale croata di apnea. I suoi risultati rientrano tra i più importanti mai ottenuti dalle apneiste croate in questa disciplina. Si è distinta in particolare nella specialità dell’immersione in assetto costante con monopinna e cavo guida, nella quale nel 2023 ha stabilito un record mondiale con un’immersione a 98 metri. Nel 2025, nelle Filippine, ha conquistato un nuovo record mondiale raggiungendo i 103 metri, diventando la prima donna croata a superare la soglia dei 100 metri di profondità.
La sua particolarità, tuttavia, non si misura soltanto nelle profondità che riesce a raggiungere. La formazione in psicologia e business internazionale, l’esperienza professionale nell’ambito della psicologia infantile a Parigi e il lavoro svolto presso le Nazioni Unite a Roma le hanno offerto una prospettiva diversa sullo sport, sul comportamento umano e sulla crescita personale.
Il percorso di Sanda dimostra che il successo non è sempre una questione di risultati, record e riconoscimenti, ma anche di coraggio nel mettere in discussione le proprie scelte, accettare l’incertezza e continuare a crescere. Dietro ogni immersione impegnativa ci sono anni di lavoro, disciplina, preparazione mentale e fiducia, ma anche la consapevolezza che la vera forza non significa essere invincibili, bensì saper riconoscere i propri limiti.
Con i suoi risultati sportivi, Sanda Delija ha scritto pagine importanti nella storia dell’apnea croata, ma la sua storia va ben oltre le profondità marine. Parla di libertà personale, forza psicologica, rapporto con la natura e responsabilità verso il mondo che ci circonda.
SEGUO CIÒ CHE MI FA SENTIRE VERAMENTE VIVA
– Ho avuto davvero molta fortuna, perché ho avuto l’opportunità di vivere esperienze professionali straordinarie. Lavorare per le Nazioni Unite a Roma è stato stimolante, così come la mia esperienza nel campo della psicologia e dell’autismo a Parigi. Entrambe sono state esperienze importanti, che ho apprezzato profondamente e sinceramente. Eppure, a un certo punto, ho capito che, indipendentemente da quanto un lavoro possa essere interessante o gratificante, trascorrere otto ore al giorno tra quattro mura semplicemente non era il tipo di vita che desideravo per me stessa. Ho sempre sentito un profondo bisogno di libertà, di natura e di stare all’aria aperta. Il mare è l’unico luogo in cui mi sento completamente me stessa. Quando sono in acqua, mi sento presente. Mi sento libera e serena. Provo una sensazione di pienezza che faccio fatica a descrivere. Ricordo che mi svegliavo con un fuoco dentro, con un desiderio quasi irresistibile di essere in mare. Non era semplicemente qualcosa che mi piaceva fare. Sentivo che ne avevo bisogno. All’epoca non avevo assolutamente idea se avrei potuto trasformare la mia passione in una carriera, e nemmeno di come avrei potuto riuscirci. Sapevo soltanto che non potevo più ignorare quella sensazione. Credo che, alla fine, non si trattasse tanto di lasciare qualcosa alle spalle, quanto di seguire ciò che mi faceva sentire veramente viva.
QUANDO SONO LAGGIÙ, SONO COMPLETAMENTE PRESENTE
– Credo che la profondità abbia una capacità straordinaria di eliminare tutto ciò che non è essenziale. Quando sono laggiù, sono completamente presente. È come se l’ego scomparisse, insieme a tutto il peso inutile che normalmente portiamo con noi in superficie. Ciò che rimane potrebbe essere la versione più sincera e autentica di noi stessi. Credo, tuttavia, sia importante distinguere l’apnea ricreativa da quella agonistica, perché si tratta davvero di due mondi completamente diversi. Quando pratico apnea a livello ricreativo, senza cercare di superare i miei limiti, provo la sensazione di abbandonarmi completamente. Non ci sono pressioni, aspettative o necessità di dimostrare qualcosa. Esiste soltanto una profonda sensazione di pace, libertà e connessione con me stessa e con l’ambiente circostante. È quasi come se tutto diventasse più semplice e silenzioso, sia intorno a me sia dentro di me. L’apnea agonistica, invece, è un’esperienza completamente diversa. Quando cerchi di superare i tuoi limiti, tenti di stabilire un record mondiale o ti immergi a profondità mai raggiunte prima da nessuno, devi affrontare enormi richieste fisiche e mentali. Come ogni sport praticato ad alti livelli, richiede una concentrazione straordinaria, disciplina e la capacità di confrontarsi con la paura e il disagio senza permettere loro di prendere il controllo. Credo che sia proprio in quei momenti che scopriamo un’altra parte di noi stessi. Impariamo quanto possiamo resistere, come mantenere la calma nei momenti difficili e come trovare la forza interiore quando le cose diventano impegnative. In un certo senso, il mare mi insegna due cose apparentemente opposte: come abbandonarmi completamente e come trovare la forza per andare avanti. Credo che entrambe le lezioni abbiano lo stesso valore, non soltanto nell’apnea, ma anche nella vita.
PROVARE PAURA E DECIDERE COMUNQUE DI AFFRONTARLA
– Affronto la paura confrontandomi direttamente con essa. Credo, tuttavia, che esista una grande differenza tra affrontare le proprie paure e comportarsi in modo sconsiderato. Capisco che ciò che facciamo possa sembrare folle agli occhi di chi ci osserva dall’esterno, ma quello che spesso non si vede sono le innumerevoli ore di allenamento, la disciplina, la preparazione e gli anni trascorsi a conoscere il proprio corpo e la propria mente. Non ci si può semplicemente svegliare una mattina e decidere di immergersi a una profondità estrema. Ci si arriva gradualmente, un passo alla volta, imparando a riconoscere i propri limiti e ad avvicinarsi a essi in modo responsabile. Naturalmente, le cose non vanno sempre secondo i piani, ma nella vita è lo stesso. L’importante è ridurre al minimo i rischi attraverso la preparazione, l’esperienza e decisioni ponderate. L’apnea, quando viene praticata rispettando gli adeguati protocolli di sicurezza e con il supporto di un team altamente qualificato, può essere uno sport molto sicuro. Sono estremamente felice di avere una squadra di persone straordinarie di cui mi fido completamente. Mi trasmettono la sicurezza necessaria per esplorare i miei limiti, sapendo che la mia incolumità viene sempre prima di tutto. Per me, il coraggio non significa assenza di paura. Significa provare paura e decidere comunque di affrontarla, ma soltanto quando sai di aver fatto tutto il lavoro necessario e di essere pronta ad affrontare ciò che ti aspetta. Ho avuto paura molte volte. Ma sapevo anche di essermi preparata per quei momenti, di essermi allenata sia fisicamente sia mentalmente e di avere intorno persone sulle quali potevo contare. Credo che il confine tra coraggio e responsabilità consista nel sapere quando continuare e quando fermarsi. Il vero coraggio non significa dimostrare di non avere paura di nulla. Significa rispettare i propri limiti anche mentre si cerca di superarli.
LO SPORT È QUALCOSA CHE PRATICO, NON CIÒ CHE SONO
– Credo che nel mio percorso ci siano stati diversi periodi particolarmente difficili. La prima sfida è stata probabilmente riuscire a far comprendere alla mia famiglia le mie decisioni. Potete immaginare come sia andata. Dopo aver studiato a Parigi, conseguito lauree in psicologia e business internazionale, completato un master in psicologia aziendale, lavorato nell’ambito della psicologia infantile presso una scuola internazionale a Parigi e successivamente per un’agenzia delle Nazioni Unite a Roma, un giorno ho comunicato improvvisamente ai miei genitori che mi sarei trasferita su un’isola per dedicarmi alla pesca subacquea e all’apnea. Non è stato proprio facile per loro accettare una decisione del genere. I miei genitori sono piuttosto tradizionalisti e conoscono bene anche il mio carattere. Sono sempre stata curiosa, costantemente alla ricerca di nuove esperienze e nuove sfide. Dal loro punto di vista, probabilmente sembrava un’altra delle mie idee folli. Dopo tutti quegli anni di studio e di costruzione di una carriera professionale, la loro figlia ora passava il tempo a salire e scendere lungo una corda nell’oceano. Posso soltanto immaginare cosa si chiedessero: «Ma cosa sta facendo della sua vita?».
La seconda sfida, però, è stata molto più profonda e probabilmente la più difficile a livello personale. Sono entrata nel mondo dello sport agonistico relativamente tardi nella mia vita. Ho sempre amato lo sport, ma prima non avevo mai sperimentato la pressione delle competizioni ad alto livello, soprattutto in una disciplina individuale. Improvvisamente ho dovuto imparare a gestire le aspettative, gli insuccessi e il peso emotivo di mesi di preparazione per qualcosa che magari non sarebbe andato secondo i piani. All’inizio non sono riuscita a gestire molto bene questa situazione. Ero incredibilmente severa con me stessa, senza nemmeno rendermene conto. Avevo iniziato ad associare il mio valore personale ai risultati sportivi. Quando le cose andavano bene, mi sentivo bene con me stessa. Ma quando non andavano come speravo, facevo molta fatica a gestire emotivamente la situazione. Con il tempo, tutto questo è diventato estenuante e ho attraversato periodi di forte stanchezza mentale e burnout, soprattutto negli anni che hanno preceduto il mio primo campionato mondiale. Inoltre, durante questo percorso ho subito anche alcuni infortuni seri. Mi si è perforato il timpano, mi sono rotta il ginocchio e, a causa degli infortuni, ho perso intere stagioni agonistiche. Sono stati momenti estremamente difficili, perché improvvisamente mi veniva tolto qualcosa che era diventato una parte così importante della mia vita. Credo che gli infortuni possano costringerci a guardare le cose da una prospettiva diversa. Quando sei costretto a fermarti, inizi a chiederti che cosa sia davvero importante. Ti rendi conto di quanto spesso diamo per scontati la nostra salute, il nostro corpo e persino la semplice libertà di poter fare ciò che amiamo. In molti modi, proprio quei momenti difficili mi hanno plasmata tanto quanto i miei più grandi successi, sia come atleta sia come persona. Quello che allora non riuscivo a comprendere e che oggi mi sembra così semplice è che lo sport è qualcosa che pratico, non ciò che sono. Mi ci sono voluti anni di esperienza, riflessione e tanto lavoro personale per comprendere davvero questa differenza. Ho sempre avuto un forte desiderio di migliorarmi, mettermi in discussione e cambiare le cose quando mi rendevo conto che non erano più sane o utili. Per questo ho iniziato ad approfondire i meccanismi psicologici alla base delle mie reazioni, le aspettative che imponevo a me stessa e le trappole mentali nelle quali continuavo a cadere. È interessante che quel periodo difficile, alla fine, mi abbia riportata alla psicologia, questa volta attraverso la psicologia dello sport. Unire la mia formazione accademica all’esperienza personale di atleta di alto livello mi ha permesso di comprendere queste sfide da entrambe le prospettive e di aiutare altri sportivi ad affrontare alcune delle stesse difficoltà. Oggi, guardandomi indietro, penso che alcuni dei momenti più difficili del mio percorso siano stati anche quelli che maggiormente mi hanno aiutata a crescere, non soltanto come atleta, ma anche come persona.
IL MARE COME MAESTRO DI VITA
– Il mare mi ha insegnato moltissime cose, ma forse una delle lezioni più importanti è che forzare le situazioni e opporsi continuamente a ciò che ci resiste spesso porta più danni che benefici. Più lottiamo contro le nostre paure, le nostre emozioni o gli ostacoli, più a volte finiamo per dare loro ancora più potere. Ho imparato che esiste una particolare forza nell’abbandonarsi, nell’accettare ciò che è, anziché sentire continuamente il bisogno di controllare tutto. Il mare mi ha insegnato a essere presente, ad ascoltare me stessa e a comprendere che la vera libertà e il vero coraggio dobbiamo trovarli dentro di noi. Gli altri possono ispirarci, sostenerci e indicarci una direzione, ma alla fine siamo noi a dover compiere il lavoro interiore. Nessuno può farlo al posto nostro. Il mare mi ha insegnato che non esistono scorciatoie per raggiungere qualcosa che abbia un valore autentico. Il progresso richiede pazienza, disciplina, costanza e disponibilità a uscire dalla propria zona di comfort. Ho scoperto che molti dei limiti che crediamo di avere esistono soprattutto nella nostra mente, ma ho anche imparato quanto sia importante rispettare il proprio corpo, ascoltarne i segnali e attribuire al riposo lo stesso valore che diamo all’allenamento. Forse una delle lezioni più belle è anche la consapevolezza che la vita, proprio come il mare, non sarà mai sempre tranquilla. Ci saranno sempre acque agitate e acque calme. Non possiamo controllare ogni onda che ci viene incontro, ma possiamo imparare a navigare attraverso di esse. Credo sinceramente che cresciamo soprattutto attraverso le sfide, il disagio e l’incertezza. Ogni volta che usciamo da ciò che conosciamo e che ci fa sentire a nostro agio, ci concediamo un’opportunità di crescita, non soltanto in ciò che possiamo raggiungere, ma anche in ciò che diventiamo come esseri umani. Il mare mi ha insegnato anche ad apprezzare le cose più semplici della vita. I momenti di silenzio, il contatto con la natura, la sensazione di stare bene in salute, la possibilità di muovermi liberamente e, semplicemente, di vivere il momento presente. Sono tutte cose che è così facile dare per scontate. Ma c’è un’altra lezione che considero altrettanto importante: il rispetto. Quando trascorri così tanto tempo nell’oceano, diventi dolorosamente consapevole dell’impatto che noi esseri umani abbiamo su di esso. Sembra che trattiamo il mare come una discarica infinita, come se potesse assorbire tutti i nostri rifiuti e in qualche modo farli scomparire. Ma non è così. Le conseguenze della nostra incuria diventano sempre più evidenti. Mi è sempre sembrato strano che la maggior parte di noi non getterebbe mai un mozzicone di sigaretta o un pezzo di gomma da masticare sul pavimento del proprio soggiorno, perché consideriamo quello spazio la nostra casa. Eppure, in qualche modo, non ci pensiamo due volte prima di farlo per strada, dimenticando che gran parte di quei rifiuti finisce prima o poi nell’oceano. Sembra che dimentichiamo che la nostra casa non è soltanto costituita dalle quattro mura in cui viviamo. La nostra casa è l’intero pianeta. Credo che il mare mi ricordi continuamente questa prospettiva più ampia. Mi ricorda che la libertà comporta anche responsabilità, che facciamo parte di qualcosa di molto più grande di noi stessi e che il rispetto non dovrebbe fermarsi ai confini della nostra abitazione. In molti modi, il mare mi ha insegnato non soltanto a vivere con maggiore consapevolezza, ma anche quanto sia importante prenderci cura del mondo che ci permette di vivere.
AVERE IL CORAGGIO DI PROVARE
– Per me il successo significa dare il meglio di sé, indipendentemente da come questo possa manifestarsi in una determinata giornata. In alcuni giorni il mio massimo può essere il 40% di ciò di cui sono realmente capace, in altri il 100%. Ma se so di aver dato tutto quello che avevo in quel momento, se ho affrontato qualcosa con tutto il cuore, con dedizione e sincerità, allora considero quella giornata un successo. Ho imparato che il successo non è sempre legato ai risultati, ai record o ai traguardi raggiunti. Riguarda anche il modo in cui ci rapportiamo a noi stessi, l’impegno che mettiamo in ciò che facciamo e la persona che diventiamo lungo il percorso. Alle persone che hanno paura di seguire la strada che desiderano veramente vorrei dire soltanto una cosa: non sarete mai più giovani di quanto lo siete oggi. Se c’è qualcosa dentro di voi che continua a chiamarvi, qualcosa che accende una scintilla, non ignoratelo. Se vi sentite intrappolati, insoddisfatti o infelici per qualche aspetto della vostra vita, non accettate semplicemente che debba essere per forza così. Scegliete di agire anziché rimanere nella routine. Iniziate a esplorare altre possibilità. Fate domande, provate cose nuove, conoscete nuove persone e non abbiate paura di chiedere aiuto. Siamo esseri sociali e, a volte, una conversazione al momento giusto o l’incontro con la persona giusta possono aprirci porte che non sapevamo nemmeno esistessero. Capisco che il cambiamento possa spaventare, soprattutto quando significa allontanarsi da qualcosa che ci garantisce stabilità e sicurezza economica. Non sto dicendo che tutti dovrebbero dare le dimissioni domani e inseguire il proprio sogno senza alcun piano. Ma se ogni mattina vi svegliate con la sensazione di avere paura della vita che state vivendo, credo che dobbiate a voi stessi almeno la possibilità di iniziare a cercare un’altra strada. Viviamo in un mondo che ci offre tantissime opportunità e, a volte, siamo così legati a ciò che conosciamo che dimentichiamo di esplorare cos’altro potrebbe esserci. Penso che la parte più difficile sia spesso semplicemente prendere la decisione di cambiare, perché, una volta presa, iniziamo a vedere opportunità là dove prima vedevamo soltanto ostacoli. Naturalmente, il cambiamento è scomodo. Crescere è scomodo. Ma fa parte del processo. Un bruco non diventa farfalla senza trasformarsi. Credo che noi esseri umani siamo molto simili. A volte dobbiamo lasciarci alle spalle ciò che ci è familiare per scoprire ciò che possiamo diventare. La zona di comfort può essere un luogo meraviglioso in cui riposarsi, ma può anche trasformarsi in una trappola se vi rimaniamo soltanto perché abbiamo paura di ciò che si trova al di fuori. Vorrei sottolineare che seguire la propria strada non significa necessariamente viaggiare per il mondo, praticare sport estremi o condurre una vita fuori dagli schemi. Siamo tutti diversi e ciò che porta gioia e soddisfazione a una persona potrebbe non significare assolutamente nulla per un’altra. Per alcuni la felicità è l’avventura. Per altri è la famiglia, la stabilità, la creatività o una vita tranquilla circondati dalle persone che amano. E va benissimo così. Ma credo che tutti dovremmo fermarci ogni tanto e chiederci: sto vivendo una vita che rispecchia davvero ciò che sono? Sto crescendo? Sto diventando la persona che desidero essere? C’è ancora quella scintilla dentro di me? Non penso che il rischio più grande nella vita sia fallire nel tentativo di realizzare qualcosa che desideriamo davvero. Credo che il rischio molto più grande sia arrivare alla fine della nostra vita e chiederci cosa sarebbe successo se avessimo avuto semplicemente il coraggio di provarci.
NON VOGLIO MAI DARE NULLA PER SCONTATO
– Per tanti anni la mia vita è ruotata intorno ai viaggi, agli allenamenti, alle competizioni e alla continua ricerca di nuove sfide. Anche se sento ancora quel fuoco interiore, il desiderio di esplorare i miei limiti e di scoprire fino a dove posso arrivare nell’apnea, avverto sempre più il bisogno di un po’ più di stabilità ed equilibrio. Mi piacerebbe trascorrere più tempo a casa, essere più presente nella vita delle persone che amo. Recentemente sono diventata zia e desidero essere accanto al mio nipotino mentre cresce, trascorrere più tempo con mio fratello, con la mia famiglia e con gli amici che, a causa dello stile di vita che ho scelto, a volte non sono riuscita a vedere con la frequenza che avrei voluto. Vorrei anche trovare più spazio per altre attività che amo, come il surf, l’arrampicata e il semplice piacere di praticare sport per il gusto stesso di farlo, senza avere sempre un obiettivo da raggiungere o un risultato da misurare. Allo stesso tempo, sento di avere ancora molto da esplorare nell’apnea agonistica. È ancora forte il desiderio di superare i miei limiti, scoprire nuove possibilità e continuare a dare il mio contributo a questo sport. Sento sempre più anche un altro desiderio: quello di restituire qualcosa alla comunità. Sono molto consapevole di quanto sia privilegiata a poter vivere una vita come questa e ad aver avuto l’opportunità di dedicarmi a qualcosa per cui provo una passione così grande. Non tutti hanno la stessa libertà o le stesse possibilità e non voglio mai dare per scontate le opportunità che ho avuto. Mi piacerebbe dedicare più tempo al volontariato e ad aiutare le persone e le comunità che hanno bisogno di sostegno. Uno dei miei sogni è fondare un giorno una fondazione capace di creare opportunità per persone che altrimenti potrebbero non averne mai avuta una. Desidero inoltre utilizzare la voce e la visibilità che ho acquisito attraverso lo sport per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi che mi stanno a cuore, in particolare la tutela degli oceani e il sostegno alle comunità più vulnerabili. Credo che, crescendo, cambi anche la nostra idea di ciò che dà significato alla vita. Un tempo cercavo la libertà attraverso l’avventura, l’esplorazione e l’allontanamento dalle aspettative convenzionali. Tutto questo continua a essere una parte importante di me. Ma forse oggi sto scoprendo anche un altro lato della libertà: la libertà di rallentare, di essere presente per le persone che amo e di utilizzare ciò che ho imparato e vissuto per contribuire a qualcosa che va oltre me stessa. Per quanto riguarda ciò che vorrei che le persone comprendessero di me un giorno, spero che riescano a vedere qualcosa di più dei record, delle profondità e dei risultati raggiunti. Vorrei che vedessero una donna curiosa della vita, che non ha avuto paura di mettere in discussione il percorso che gli altri si aspettavano che seguisse, che ha commesso errori, affrontato difficoltà e continuato a cercare di crescere e imparare dalle proprie esperienze. Una persona che ha avuto il coraggio di ascoltare la propria voce interiore, anche quando non sapeva esattamente dove l’avrebbe condotta. E forse, cosa ancora più importante, una persona che ha cercato di vivere con consapevolezza e con il cuore aperto, che ha apprezzato la libertà, ma ha compreso anche l’importanza della responsabilità, della compassione e del dono verso gli altri. Non so esattamente come sarà il prossimo capitolo della mia vita e, per la prima volta, credo di sentirmi perfettamente a mio agio con questa incertezza. Ho ancora sogni che desidero inseguire, ma sto anche imparando che una vita significativa non si misura soltanto da quanto lontano riusciamo ad arrivare o da quanti traguardi raggiungiamo. A volte conta quanto profondamente riusciamo a entrare in relazione con gli altri, quanto siamo capaci di dare e quanto pienamente viviamo la vita che abbiamo. (foto – Archivio di S.D.)
