
Non è bene che la sofferenza venga tenuta dentro di sé. È necessario trovare un canale attraverso il quale l’anima verrà liberata dalla prigione della sofferenza. Per alcuni sarà la famiglia, per altri sarà un amico o un partner, per altri sarà un professionista e per altri ancora sarà un quaderno.
Il romanzo “Quando ho letto il quaderno blu” di Sniježana Matejčić racconta la storia del quaderno blu in cui è raccolta la valigia delle sofferenze vissute dal padre durante il suo soggiorno a Isola Calva.
Insieme all’autrice del romanzo abbiamo parlato di come ha deciso a condividere una testimonianza documentaria con il grande pubblico attraverso un romanzo, cosa rappresenta questo quaderno blu e quale sia lo scopo del romanzo stesso.
DAL QUADERNO AL ROMANZO
– Non ho deciso di scrivere un libro da un giorno all’altro, questo è certo. Circa trent’anni fa, un anno prima di morire, mio padre si ammalò e andò in pensione all’età di 61 anni. Allora notai che stava scrivendo qualcosa e gli chiesi di cosa si trattasse. Lui rispose che stava raccontando i suoi ricordi, o meglio, i ricordi del suo soggiorno a Isola Calva. Volevo leggerlo subito, ma lui mi ha detto che me lo avrebbe dato quando avesse finito e poi avrei potuto farne quello che volevo. Non ebbe il tempo di finire. Ho preso il suo quaderno il giorno del funerale. L’ho letto e l’ho riscritto sul computer, ma non sapevo cosa fare del suo manoscritto, dato che non l’aveva finito. Circa dieci anni dopo la sua morte, ho avuto il coraggio di parlare con il suo amico che era con lui a Isola Calva. Le immagini descritte da papà erano incredibilmente vivide, anzi direi terrificanti. Non potevo credere che fosse davvero così. L’amico di papà mi ha detto che era esattamente come era scritto su quel quaderno. Non sapevo come presentare questi scritti come un documento di memoria credibile, e quanti altri interlocutori avrei dovuto avere, perché questo riguardava la vita e il destino non solo delle persone imprigionate, ma anche delle loro famiglie. Nel 2022 ho partecipato al workshop di Zoran Žmirić, durato un weekend, a Fusine e organizzato dall’associazione fiumana Faro, dove ho voluto interrogarmi sulla mia capacità di scrivere qualcosa di creativo dopo tutti gli anni spesi in giornalismo. Penso che sia stato proprio questo ad aprire il rubinetto e in effetti mi sono capita subito con Žmirić. Immagino che abbiamo una visione del mondo simile. Posso anche dire che l’atmosfera al workshop era eccellente. Poi ho capito come potevo sedermi e scrivere qualcosa di concreto. In quel periodo ho ricominciato a pensare intensamente alla scrittura di mio padre, ma a causa dei continui impegni quotidiani ho rimesso tutto nello “scrigno” fino ad aprile 2023, quando si è presentata di nuovo l’opportunità di andare da Žmirić per un nuovo workshop, durante il quale abbiamo avuto 10 incontri a Fiume. Ci andavo con le mie amiche Sunčica Damjanović e Snježana Radetić, che sono state un perfetto sostegno. Come partecipante al workshop, mi è stato chiesto di produrre una storia una volta alla settimana. È stata un’esperienza estremamente interessante. Zoran Žmirić mi ha sempre incoraggiato a riflettere sul tutto, a scrivere una sinossi.
QUADERNO BLU
– Il quaderno blu è in realtà il quaderno in cui papà annotava i suoi ricordi. Si trattava di un quaderno con la copertina blu. Questo libro è in realtà un facsimile di quel quaderno. Papà scriveva sempre prima su carta commerciale e poi copiava su quel quaderno. E quando pensavo a quel manoscritto, lo immaginavo sempre come un quaderno blu. Nella mia parte del romanzo, osservo l’influenza del quaderno su tutta la mia vita. Il libro è in realtà una storia di storie o una storia nella storia. Ho scritto un romanzo che nasce da alcune immagini della mia infanzia e della mia crescita, che raffigurano i rapporti familiari e il rapporto che avevo con mio padre. Attraverso il romanzo rifletto ed esamino quanto di lui c’è in me, quanto siamo simili, qual è la causa di alcuni dei suoi atteggiamenti e del suo stile di vita e quanto tutto ciò sia collegato a Isola Calva. La seconda parte del libro è una testimonianza documentaria, o meglio, ciò che lui ha lasciato, e non ci ho voluto intervenire in alcun modo. Così come era nel quaderno, così è stato trasferito sul libro. È affascinante che abbia iniziato a raccontare i suoi ricordi fin dal momento in cui ha terminato il terzo anno di università. Voleva diventare un pilota militare e frequentare l’accademia. Era tutto ciò a cui pensava in quel momento. Ma finì per svolgere lavori burocratici insieme a delle persone più anziane. Poiché era un tipo inflessibile e timido, si è schiantato contro un muro ed è finito sull’ Isola Calva all’età di 20 anni. Con il suo quaderno, mio padre mi ha fatto riflettere su me stessa, su di noi, sulla vita. Grazie a questi ricordi, infatti, sono riuscita a gettare una luce diversa su alcune situazioni della mia vita.
SCOPO DEL ROMANZO
– Onestamente, quando mio padre mi ha incaricato di fare qualcosa che ritenevo necessario con il suo quaderno, e quando ho letto quel quaderno in un momento emotivamente impegnativo, quando lui non c’era più, la cosa più importante per me è stata che raggiungesse quante più persone possibile. Né papà ce ne parlò, né il suo amico lo raccontò ai figli, né altri ne parlarono, in parte per paura che i bambini potessero soffrire perché erano sotto sorveglianza anche dopo aver lasciato Isola Calva, e non volevano menzionare ai figli la vergogna, l’umiliazione, la perdita di dignità che hanno affrontato là. Ho sentito tante volte qualcuno dire che un suo avversario politico o un gruppo di persone con cui non è d’accordo dovrebbe essere mandato a Isola Calva. Lo dicono persone che non sanno nemmeno cosa sia l’Isola Calva, perché se lo sapessero non minaccerebbero nessuno con questa espressione, a meno che non fossero persone malvagie. In qualche modo credo che le persone non siano cattive, ma piuttosto che siano le circostanze a costringerle a essere cattive nei confronti degli altri. Penso che una società che nasconde un trauma simile non stia costruendo uno sviluppo su delle fondamenta solide.
