
I cambiamenti non sono facili per nessuno. Sono molte le domande che una persona si fa prima fare i passi verso una nuova direzione, allontanandosi dalle vecchie abitudini. È difficile specialmente quando il cambiamento si lega ad un altro paese. Questo è un cambiamento che hanno dovuto affrontare un gran numero di atleti, tra cui il giocatore di pallamano Valentino Ravnić, che da una collaborazione ben consolidata con il Club di pallamano di Zagabria si è trasferito al club rumeno Dobrogea Sud Constanta e ha dovuto affrontare un grande cambiamento che inizialmente gli faceva paura, e oggi con questa mossa ritieni di aver avuto un vero e proprio colpo di fortuna. Soddisfatto dalla sua attuale posizione e della vita in Romania, ci ha regalato alcuni minuti durante il suo soggiorno ad Umago.
ROMANIA – COLPO DI FORTUNA
– La mia storia con la Romania è iniziata grazie a Marko Buvinić, che già giocava nel club di pallamano Dobrogea Sud Constanta. In quel periodo cercavano qualcuno per la posizione dell’ala sinistra. Era il mio sesto anno di gioco per il club di Zagabria e non sapevo se mi avrebbero prolungato il contratto visto che ero stato in tribuna per tutto un anno. Le trattative che ho avviato tramite Marko non hanno dato risultati, ma nell’ultima partita che ho giocato con il club di Zagabria contro il club di Našice, abbiamo vinto e siamo diventati campioni del campionato. Poi Janko Kević mi ha informato che il giocatore che giocava sulla prima ala sinistra del club Dobrogea Sud Constanta era infortunato. Ci siamo messi di nuovo in contatto con il club, Marin Vegar e Marko Buvinić mi hanno raccomandato e gradualmente abbiamo raggiunto il mio contratto con il club. A dire il vero, se fossi più giovane, probabilmente non ci andrei nemmeno perché i più giovani sognano di giocare a Barcellona e nei club di pallamano più grandi. Dato che non giocavo a Zagabria da un anno, volevo solo avere la possibilità di giocare da qualche parte. Non ho verificato le condizioni, ma solo la possibilità di poter giocare. Ero molto stressato perché era passato molto tempo che non giocavo. Non volevo continuare gli studi, ma continuare a praticare lo sport. Poi c’è stata una situazione in cui pensavo di interrompere completamente il gioco o di tornare ad Umago e giocare qui da qualche parte. Non volevo permettermi quello stress, ho scelto la Romania e si è rivelato un vero successo.

Sono rimasto sorpreso dal loro campionato perché non avevo idea che fosse così ben organizzato. Prima di andarci, guardavo se sarebbero andati agli Europei e visto che non ci sono andati l’ho visto come un difetto che mi ha fatto pensare tanto se andarci o meno in Romania. Ma ora posso dire che il campionato è davvero buono e abbastanza forte. Il primo anno è stato un po’ più difficile perché ero l’unico in quella posizione e giocavo per 60 minuti a partita e ne ho dovuto affrontare le conseguenze, tra cui i crampi costanti. Fortunatamente in quel periodo non ho avuto un solo infortunio. La scorsa stagione, il giocatore che ho sostituito si è ripreso ed è tornato in gioco, ora condividiamo i minuti e non ho più crampi dovuti all’uso eccessivo. Non posso dire cosa significhi giocare per club molto forti, perché come altri giocatori non sono andato in Francia o Germania, ma in Romania, che è ancora nei Balcani e ha condizioni di vita abbastanza simili a quelle che abbiamo in Croazia. Se paragono il campionato croato con quello rumeno, posso dire che quello rumeno è meglio pagato e più interessante se si escludono Zagabria e Našice. Il primo anno in cui sono arrivato eravamo terzi, quest’anno siamo secondi. L’anno scorso abbiamo vinto la coppa e abbiamo eliminato la Dinamo.
SQUADRA FANTASTICA
– La Romania è davvero enorme. Prima che iniziassi a giocare lì, non mi ero mai reso conto della sua grandezza. I viaggi possono richiedere molto tempo. A volte, quando andiamo in treno, viaggiamo per tutta la notte. Praticamente attraverso il gioco sto conosciendo tutta la Romania. Adoro la sua bellezza visto che abito vicino al mare. Finiti i preparativi estivi, so andare dopo l’allenamento direttamente in spiaggia. È fantastico. Sono al mare. Vivo in una bella città e vengo pagato per giocare in un buon club che l’anno scorso ha ottenuto buoni risultati anche in Europa. Ho un contratto per un altro anno e vedremo come continuare la nostra collaborazione. Onestamente resterei ancora in Romania, ma vedremo cosa ci porterà il tempo. Ho una grande squadra, sia per quanto riguarda la pallamano, ma anche nella vita privata. Nel club metà dei giocatori sono locali e l’altra metà siamo stranieri, e ho la possibilità di trovare sempre qualcuno con cui parlare e bere qualcosa insieme. Ho imparato un po’ di rumeno, ma per me è più facile quando posso parlare croato con le persone che mi capiscono.
GIOCO E FESTA
– Vorrei giocare a pallamano fino ai 40 anni, ma vedo effettivamente che diventa sempre più difficile giocare anno dopo anno, anche se nella mia testa è ancora come se avessi 20 anni. Se segui una dieta corretta, usi gli integratori di cui hai bisogno e vivi uno stile di vita sportivo, puoi allenarti per molto tempo. Il mio allenatore ha giocato fino a 42 anni perché ha semplicemente seguito tutte le regole. Anche io mi attengo alle regole, ma mi piace anche far festa per il risultato che raggiungiamo. L’allenatore mi ha detto che attualmente sono negli anni migliori di gioco perché ho già l’esperienza acquisita in questi anni di gioco e sono ancora ad un alto livello di forza.

SEMPRE IN GIOCO
– Ho avuto un bel colpo di fortuna in Romania e non posso lamentarmi. È fantastico ed è per questo che voglio restare. Ho un equilibrio tra la mia vita privata e quella professionale. Mi piace andare in città e prendere un caffè o un drink con qualcuno e ora posso farlo accanto a tutti gli impegni che svolgo per il club. Torno a casa a dicembre, durante la pausa di stagione, e d’estate quando la stagione è finita. Abbiamo davvero tanto tempo libero. Quando la mia ragazza sta là, passo del tempo con lei e, quando non c’è, passo la maggior parte del tempo a giocare o a prendere un caffè con i miei amici. Sono costantemente in qualche gioco, in una sorta di competizione. Ce l’ho nel sangue. Voglio sempre vincere e questo è probabilmente ciò che mi mantiene nello sport. In Romania non affrontano le sconfitte come noi, ma vanno avanti con la filosofia “Andrà meglio”. Dopo una sconfitta, quando perdo, sono frustrato e non riesco letteralmente a fare nulla. Credo che dobbiamo vincere e non ammetto che nessuno sia migliore di me. Penso che questa sia una mia caratteristica positiva dato che non mi limiterò mai a parrtecipare in una partita, ma darò il mio massimo, e anche se giochiamo con le ultime in classifica, vincerò, se posso, con 20 punti di differenza.
SODDISFAZIONE DEL PUBBLICO
– Quando qualcuno mi sconfigge, si crea in me il dispetto. Questo dispetto è più rivolto a me e alle mie capacità, ma sono consapevole che neanche io posso influenzare ogni volta sul risultato perché c’è tutta una squadra che lavora insieme. Personalmente mi colpisce di più quando mi rendo conto di aver giocato male in una partita. Cerco di diventare migliore da partita a partita. A volte non puoi influenzare. Ci sono giorni in cui alcuni giocatori segnano 12 gol, ma la squadra perde perché quel giorno semplicemente non era giusto. Ogni volta che vedo il nostro pubblico, soprattutto quelli che viaggiano molto per vederci, voglio che siano contenti del risultato. Non c’è sensazione migliore di quando vinci la coppa davanti a un pubblico che ha dovuto percorrere 1000 km. Voglio essere il più bravo possibile davanti al mio pubblico per ripagarlo dell’impegno dimostrato venendo alla partita.

FORTE SUPPORTO DAI GENITORI
– Molti atleti rinunciano alla pallamano. Fortunatamente ho dei genitori che mi sono sempre stati di grande sostegno, soprattutto mio papà. Quando ero piccolo, mi infastidiva il fatto che venisse al mio allenamento, specialmente durante la fase della pubertà. Forse avrei saltato qualche allenamento se non fosse stato per lui e gli sono davvero grato per la tenacia con cui ha seguito la mia crescita sportiva. Sapeva cosa stava facendo, perché un tempo faceva sport, ma non aveva il sostegno dei suoi genitori e ovviamente voleva fornirmi il sostegno che gli mancava mentre giocava.
