
Un vasto numero di artisti nella scelta del nome artistico si riferiscono a città, eroi, si danno nomi con una caratteristica speciale, e alcuni riconoscono il significato del proprio nome sin dalla tenera età, lo onorano e condividono la propria storia con gli altri. Proprio così la famosa cantautrice croata Elis Lovrić ha condiviso con noi la sua storia legata al suo nome e al legame personale con la natura, ed altrettanto come vede il futuro del mondo della musica e perché ha condiviso le sue sanguinose foto tramite i social media.
“ELIS” – DISSE LA LEVATRICE
– Il mio arrivo in questo mondo era legata alla previsione che si trattasse di un maschio perché la pancia di mia madre era a punta. Quando finalmente sono nata, il nome femminile non era pronto e mia mamma voleva aspettare che papà tornasse dalla vela per decidere insieme quale sarebbe stato il mio nome. La levatrice, però, non era entusiasta all’idea che io rimanessi senza un nome per così tanto tempo, così spesso entrava nella sua stanza, pronunciando vari nomi. Ma a mia madre, stanca dal parto difficile, non piaceva nulla di menzionato. Tutti i nomi suonavano troppo lunghi o troppo ordinari. La levatrice, prima di arrendersi, entrò di nuovo nella stanza e disse a mia madre: “Ho solo un altro nome che inizia con E, è un po’ strano e non conosco nessuno tranne una persona che l’ha dato a sua figlia”. La mamma dice di aver accettato con riluttanza quell’ennesimo tentativo perché era determinata ad aspettare mio padre. “Elis” – disse la levatrice, a mia madre suonò bene e rispose “D’accordo!”.
Per me, quella storia è significativa e in qualche modo fin dalla giovane età amo il mio nome perché finisce in S. Nessuno mi ha mai dato qualche soprannome o abbreviato il mio nome. Solo mio fratello mi chiamava Propeller e questo mi piaceva un sacco. Mi chiedono spesso se il mio è un nome artistico e in qualche modo ne sono contenta. Non ho mai avuto bisogno di cambiarlo o cambiarlo in uno nuovo. Mi diverte molto quando mi salutano con tante variazioni del mio nome con famose canzoni di successo o mi menzionano Ellis Island. So anche che Ellis viene da Elijah, uno che è devoto, fedele a Dio.
IL FUTURO DEL MONDO DELLA MUSICA
– La musica è principalmente un’espressione essenziale di vita. Oltrepassa la durezza materiale e ha la capacità di sublimare i momenti più belli e difficili. Questa pandemia ha fermato i concerti, le rappresentazioni teatrali, gli incontri umani, ma non ha fermato la musica. L’ha posposto, come anche molti altri settori. Attualmente, le conseguenze sono gravi e tristi per molte persone. E adeguarsi non è facile. Le persone sono ansiose nel presentarsi dal vivo e quando questo passerà, spero che le arti dello spettacolo trionferanno. L’unica cosa da chiedersi è quando questo succederà. Per me la situazione è specifica perché non sono solo un interprete ma anche un autore ed editore indipendente della mia musica, e questo rende più sopportabile la situazione perché i concerti non sono la mia unica fonte di guadagno. Le nostre stazioni radio hanno intensificato la trasmissione di musica locale per aiutarci a superare questa difficile situazione, la Società croata dei compositori, la Società croata degli artisti drammatici, il Ministero della Cultura e molte altre associazioni ed istituzioni professionali hanno reagito presto in modo da rendere minimi i danni e fornire il supporto necessario, e li ringrazio per questo perché era una situazione completamente nuova, assurdamente confusa che continua tuttora.
RAPPORTO CON LA NATURA
– Quando il più forte “lockdown” è iniziato a marzo ed aprile, ho cominciato a stare di pomeriggio con il mare tutti i giorni fino al tramonto. Portavo una chitarra e facevo delle installazioni sulla roccia. Mi sono sentita di nuovo come una bambina abbandonata nella pace e nella natura del creato. Ero praticamente sola in 90% dei casi mentre certe volte qualche cane di qualcuno correva ad annusarmi e poi si allontanava rapidamente con il proprietario fino ad una distanza di sicurezza di 50 metri. Godevo osservando talmente tanti tramonti indescrivibili, ho raccolto piante medicinali, ho curato il giardino, ho avuto il tempo di seguire di nuovo il flusso interiore dei desideri. In realtà un paradosso. Tutto si è fermato e dentro tutto ha preso vita. E la natura fa da sempre parte di me. Sono cresciuta con lei e in lei e infatti questo blocco generale mi ha riportato a me stessa. Mi ha dato il tempo di riprendere in mano i miei “zelèneh pérah cats” (mazzi di foglie verdi), di godermi il silenzio della creazione e di ripetere le mie canzoni all’infinito finché a comporle esattamente come volevo.
A cosa si legano le foto sanguinose dei post recenti?
– Sono contento che mi stiai chiedendo sulle foto sanguinose. Si tratta del ruolo di Fanica, che interpreto di nuovo dopo 30 anni nel mio primo teatro. Fanica ha un posto particolare nella mia vita. Quando l’ho interpretata da studentessa, era talmente grata per quel dono. Le ho scritto una canzone perché la bellezza di quel ruolo mi riempiva la mente con tanti pensieri, indipendentemente dallo scorrere del tempo. Sognando che un giorno l’avrei suonata di nuovo, anche se avessi fatto un nuovo spettacolo da sola, il mio desiderio si è avverato. Questa nuova Fanica è sanguinosa, è lei che ha dato la vita per donarne una nuova al mondo. Simbolicamente, tutto è iniziato da lei. Per me, lei è eterna e ne sono nuovamente grata. Davvero. (foto: Giordano Cellich)

