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Dopo diversi anni di collaborazione con NK ISTRA 1961 come l’ assistente dell’ allenatore, Elvis Peršić ha continuato la sua carriera d’allenatore come membro della rappresentazione bob e svolge privatamente allenamenti individuali professionali e recreativi con diversi atleti.
In una conversazione tranquilla, Elvis ci ha spiegato quali sono le qualità di un buon allenatore, cosa per lui significano i termini di atleti ideali e quelli pesanti, ed ha condiviso con noi alcune righe della sua esperienza di coach.
QUALITÀ DI UN BUON ALLENATORE
– Le qualità di un buon allenatore sono la presenza dell’esperienza, la psicologia e la pedagogia. Competenza per lo svolgimento d’ allenamenti e per la pianificazione delle tattiche di gioco non si può notare se non sai come trasportarlo agli atleti che semplicemente non sono uguali mentalmente. Alcuni atleti sono più forti, altri più deboli, e tu devi trovare il modo che loro diano il proprio 100 per cento. Questo non si può ogni volta se non hai un buon approccio.
L’allenatore deve avere principalmente una forte personalità. Non può essere un tizio pauroso e non essere di per sé motivato. Posso, per esempio., avere una giornataccia e sentirmi male, i miei problemi privati possono essere veramente gravi, ma durante l’allenamento, devo avere il sorriso, essere pieno d’ottimismo e motivazione e come tale il trasferire l’energia positiva agli altri. Devo emmettere un sorriso, anche se non è vero. Devo essere colui che porta la serenità. Questo non è un lavoro dove tu maneggi degli apparecchi o macchine, qui si tratta di essere umani. L’uomo sente subito se sei arrivato contro la propria volontà. Allora, posso dire che non sei un allenatore professionale. Ogni allenamento dovrebbe essere svolto professionalmente. Quando esco dal campo o dallo stadio, posso ritornare nella mia condizione precendete, ma con gli atleti devo essere sempre pronto a trasmettere la motivazione e la positività.
ATLETA PESANTE CONTRO ATLETA IDEALE
– Associo l’atleta pesante con la mancanza d’educazione familiare. Questo tipo d’atleta è un bambino viziato. Lui è presuntuoso, una persona incompleta. Con lui devi essere costantemente un motivatore come la sveglia del mattino. Una volta attivato, devi forzarlo, entrare nel suo cervello e costantemente motivarlo.
L’atleta ideale è un lavoratore. L’uomo che s’impegna sul lavoro. Oggi, per lui sarà lo sport, domani sarà qualcosa d’altro. Questo è l’ uomo che ama lavorare e con questo tipo di persone non c’è nessun problema. Lavoriamo per arrivare al risultato, io devo dirgli che cosa deve fare, e lui è qui per farlo. Insieme, poi, andiamo alle gare per mostrare quel che abbiamo fatto insieme.
LE PIÙ GRANDI SFIDE SPORTIVE
– Il qualsiasi gara. Quando ero un atleta e ora come allenatore, sempre quando c’ è un campionato in questione so che si deve vincere e mettere insieme tutte le palline per farlo. Questa è una vera impresa.
SODDISFAZIONI DI ALLENATORE
– C’ è ne sono più, pero, come le più grandi posso evidenziare quando il mio atleta Marko Milanović nel 2008 è diventato un campione senior croato nei 400 metri ostacoli, poi, generalmente, nel NK Istra 1961 ho spostato un po’ le bariere degli allenamenti sulla condizione, il raggiungimento della sesta posizione con il club che abbiamo realizzato grazie al lavoro di Igor Pamić, ma anche le partite difficili, ad esempio, vincita su Hajduk 4: 1, le partite particolari che erano importanti per noi, ed il recente successo di Dražen Silić che guidando il quartetto in bob che ha susseguito il ventottesimo successo in Coppa del mondo, che è un fatto eccezionale per una piccola nazione come la Croazia. Questi sono i tratti della carriera che posso evidenziare.
IL LAVORO DELL’ASSISTENTE DELL’ALLENATORE
– Ho lavorato con tanti allenatori e ciascuno ha il proprio modo di lavorare. Con tutti mi sono trovato bene perché tutti hanno un proprio approccio di lavoro. Sempre quando m’introduco, esprimo chi sono e cosa posso fare. Il principio d’allenamento è comunque quasi la stesso in tutto il mondo, ci sono solo piccole sfumature che variano da allenatore ad allenatore.
– L’allenatore è il capo principale. Lui decide cosa si farà e quando. Lui è la persona più responsabile nella struttura e lui deve decidere come, perché e come farlo. L’allentore porta anche la responsabilità se io sono stato ben utilizzato come assistente allenatore oppur no.
– Posso sottolineare la collaborazione con due allenatori, Igor Pamić e Zoran Vulić. Da loro ho imparato molto e sono andato attraverso il campionato di calcio, che non è solo uno sport, ma c’ è anche la politica, ottima tattica ed astuzia. Si deve essere una volpe molto astuta per passare attraverso tutto questo. Non puoi essere solo un allenatore. Qui vince l’ astuzia. Un allenatore bravo e astuto con i suoi assistenti astuti gareggia con gli altri su chi farà meglio lo schema.
EMOZIONI DELL’ALLENATORE DOPO L’USCITA DAL CLUB Istra 1961
– Sono stati otto anni di lavoro nella mia città e nel club che amo. Non è come per gli allenatori stranieri che semplicemente se ne vanno in un altra città o a casa quando gli termina il contratto.
Era una decisione difficile uscire dal club, ma non mi resta altro che aspettare tempi migliori e una situazione in cui si sarà in grado di realizzare alcune cose in modo sportivo.
