
Nel panorama musicale europeo, sempre più saturo e spesso prevedibile, Simon & Mac rappresentano una rottura netta. La loro musica non si limita a fondere generi ma crea un nuovo spazio sonoro, un nuovo linguaggio. La fisarmonica diatonica incontra la batteria elettronica, le melodie alpine si intrecciano con il pop e l’EDM moderno, dando vita a uno spettacolo che è allo stesso tempo identità, festa ed esperienza collettiva. Lo chiamano Alps EDM ed è molto più di una semplice etichetta.
Il fenomeno che stanno generando va oltre i numeri e si traduce in un impatto culturale positivo. Simon & Mac riportano la tradizione alpina nel presente, senza nostalgia e senza stereotipi. Nei loro live, la montagna diventa ritmo, il silenzio si trasforma in tensione, l’energia circola libera tra palco e pubblico. È musica che unisce mondi diversi e dimostra che innovare non significa dimenticare da dove si viene.
Simon & Mac non sono solo un duo musicale. Sono un punto di incontro tra passato e futuro, tra radici e visione. Il loro contributo artistico è chiaro e necessario. Loro rendono la tradizione viva, ballabile, contemporanea, parlando il linguaggio di oggi con una forza visiva e sonora che conquista festival, grandi eventi e milioni di persone online.
Simon e Mac arrivano dall’Alto Adige, ma il loro suono ha superato da tempo ogni confine geografico. Con oltre 75 concerti all’anno in tutta Europa, Simon & Mac appartengono alla lista degli artisti live più riconoscibili del circuito elettronico-alternativo.
Dal Main Stage dell’Ischgl Closing 2024 alla Coppa del Mondo di Biathlon ad Anterselva, dall’apertura della Coppa del Mondo di Sci a Sölden fino ai festival internazionali in Svizzera e Germania, il duo ha costruito uno show che è energia pura. Brani come VITA e Soda & Campari sono diventati virali in tutta Europa, mentre Gletscherblick si è trasformato addirittura in un drink simbolo, segno di un’identità forte e coerente.
Con oltre 285.000 follower e più di 30 milioni di visualizzazioni negli ultimi 12 mesi, Simon & Mac non seguono i trend ma li attraversano, restando fedeli a se stessi.
Di seguito, le risposte di Simon & Mac ci raccontano in modo diretto il loro percorso, la loro visione e il senso profondo della loro musica. Vale la pena leggerle con attenzione.
Guardando al vostro percorso finora, qual è il passaggio che vi ha fatti crescere di più come artisti?
– Senza dubbio il primo salto sui palchi grandi. Suonare davanti a migliaia di persone ti obbliga a crescere: devi reggere l’energia, la pressione e il momento, senza filtri. Un altro passaggio fondamentale è stata la collaborazione tra Simon e Mac: due personalità e visioni diverse che, messe insieme, non si limitano a convivere ma si spingono a vicenda. Questo confronto continuo ci ha fatto crescere artisticamente in modo molto speciale.
In una parola, cosa rappresenta per voi la musica?
– Ovunque siamo, sul palco o in viaggio, la musica è il posto in cui ci sentiamo bene.
Qual è stato il momento in cui avete capito che Simon & Mac non era solo un progetto, ma una vera identità artistica?
– Fin dall’inizio abbiamo cercato di rompere i confini, prendendo i suoni tradizionali della fisarmonica e delle Alpi e portandoli in una dimensione moderna ed elettronica. Il vero punto di svolta è stato quando abbiamo capito che la nostra musica regge e vive anche sui grandi palcoscenici. Lì abbiamo capito che avevamo creato qualcosa di nuovo, riconoscibile. Non era più solo un progetto, ma una vera identità artistica.
In che modo le montagne e il territorio alpino entrano emotivamente nella vostra musica?
– Le montagne non sono uno sfondo, sono un’attitudine e il luogo in cui siamo cresciuti. Vivere fin da piccoli immersi nelle Alpi ha plasmato il nostro modo di sentire, ascoltare e rispettare i suoni. Questo si riflette naturalmente nella nostra musica e negli strumenti che utilizziamo: intensità, silenzio e forza. Le montagne non le raccontiamo, le portiamo dentro – ed è da lì che nasce l’energia e la profondità dei nostri brani.
Quando create un brano, partite più dall’emozione o dal suono?
– Dall’emozione. Il suono è il mezzo, non il punto di partenza. Se un brano non ti fa sentire qualcosa, anche la produzione migliore non basta.
C’è un vostro pezzo che vi rappresenta più di tutti?
– Tra i brani scritti da noi, quello che ci rappresenta di più è Mountain Kiss: racchiude perfettamente la nostra visione, l’energia alpina e l’anima elettronica. Anche le cover hanno avuto un ruolo fondamentale nel definire la nostra identità: Thank You (Not So Bad) e Narcotic sono diventate virali e hanno portato il nostro stile a un pubblico enorme, senza snaturarlo.
Quanto è importante per voi mantenere un legame tra tradizione e futuro?
– È fondamentale. Senza tradizione il futuro è vuoto, senza futuro la tradizione resta ferma. Il nostro obiettivo è farle dialogare, non scegliere una contro l’altra.
Cosa provate quando vedete il pubblico reagire dal vivo alla vostra musica?
– È il momento in cui tutto ha senso. Non c’è distanza tra palco e pubblico: l’energia circola, le persone si muovono insieme, cantano, si lasciano andare. In quel momento capisci che stai condividendo qualcosa di vero.
Qual è la sfida più grande nel portare uno stile unico come il vostro sulla scena elettronica?
– Non essere incasellabili. È più facile adattarsi a un genere già definito che difendere una propria identità. Ma proprio questa è la nostra forza.
Se la vostra musica fosse un viaggio, dove porterebbe chi vi ascolta?
– In alto. Non per scappare dalla realtà, ma per guardarla da un’altra prospettiva.
Cosa vorreste che le persone sentissero dentro di sé dopo avervi ascoltato?
– Libertà, energia e la sensazione di aver vissuto qualcosa di vero.
(foto-Josef Obexer)
