I famosi Koktelsi da poco hanno presentato lo spot della canzone «Kopam krumpire, berem jabuke / Scavo le patate, raccolgo le mele» sia al loro pubblico che a tutti coloro che, come artisti, si ritengono a sfavore in questo momento della pandemia in quanto non si possono presentare in quanto tali ma sono costretti a trovare alternative di guadagno per essere in grado a vivere in un modo normale.

Nikola Peršić, che ci presenta sempre con la sua ottima forma e sorridente, si è lamentato che come artista gli mancano le esibizioni all’aria aperta con un pubblico dove i Koktelsi possono essere quello che realmente sono, animatori musicali che incoraggiano buone emozioni e un ottimo divertimento, e con quella gioia si prendono cura delle anima del proprio pubblico.

STATO DELLA SCENA MUSICALE DA QUANDO C’È IL COVID

– La corona ci ha tirati fuori dalle pantofole peggio di qualsiasi donna. La scena musicale si fermò per prima. E proprio quando abbiamo pensato che ci cominciava ad andare bene, dopo la fine della stagione estiva, tutto s’era chiuso. L’autunno ci ha seriamente spremuto le tasche e abbiamo dovuto dimenticare lentamente tutti i sogni e i piani delle esibizioni e abbiamo iniziato a sognare pale e zappe. Ognuno si arrangia come può. Vedremo, forse queste sono le ultime scosse, o noi o il covid. Vedremo tra un paio di mesi chi vince. Se non altro, finiremo con una canzone.

KOPAM KRUMPIRE, BEREM JABUKE

– Ho scritto la canzone durante il primo lockdown, ma abbiamo pensato di non registrarla poiché il covid era finito, e poi quando ci siamo resi conto che sarebbe ancora durato, in autunno non c’erano i soldi e né il tempo perché tutti hanno lottato per adattarsi alle condizioni. Abbiamo concordato a lungo per un appuntamento in uno studio perché anche se possiamo fare tutto da soli, per la registrazione c’è bisogno di spendere dieci giorni, ci sono le spese di viaggio, alcolici e tutto altro che è necessario. Così abbiamo iniziato verso la fine del 2020, e tutto si è estese fino al 2021 e essenzialmente il concorso per il festival CMC ci ha accelerato un po’ perché la canzone doveva essere consegnata entro il 22 marzo. Lo spot è stato un’avventura speciale perché sai che costa tutto e al momento è una situazione di che mi fa meno,

e per questo ci è voluto del tempo per trovare delle brave persone che si uniscano a noi con la storica promessa; “Dio vi pagherà! “. Mando un grande ringraziamento a Nikola Pavlaković che ha reso tutto possibile, Zoran Burazerović che ha registrato tutto da terra e Mile Joca che ha girato tutto dall’aria. Il nostro Vedran Đukić ha montato tutto e, infine, posso dire che siamo molto contenti. Fondamentalmente, abbiamo girato nei luoghi di Bičići e Juršići nella fattoria di Frane, e il ruolo principale è stato interpretato dalla professoressa di matematica del ginnasio di Pola, Martina Križanac. È stata un’avventura speciale e non abbiamo dovuto recitare di lavorare sulla terra poiché in questo momento sono le nostre attività quotidiane.

ARRANGIARSI NEL PERIODO DEL COVID

– Tutti si arrangeranno quando è necessario, non è questo il punto. Mi dispiace per lo sforzo e la rinuncia di tutti questi anni e ora crolla tutto in un anno. Penso che questo mi deprime di più di quanto temo per la sussistenza. Facciamo quello che arriviamo, siamo un po’ un peso per i genitori, c’è un sacco di credito e attrezzature su leasing, abbiamo venduto qualcosa, è rimasto qualcosa che non dobbiamo a chi vendere. Siamo qui, siamo vivi, stiamo andando avanti. Se non fosse stato per quel concorso, non so se avremmo registrato la canzone in questo momento, perché registrare qualcosa solo per internet non ha senso. La canzone ottiene il suo bagliore pieno solo quando si esegue dal vivo di fronte al pubblico e ottiene un feedback su come il pubblico l’ha vissuto, se lo colpisci o meno. Quindi non credo che sarò mai solo un musicista online su YouTube, come una gran parte della scena musicale. Mi attengo al vecchio detto di Mišo Kovač: «Vali tanto quanto è il numero di biglietti che vendi! ».

IL MESSAGGIO CHE TRASMETTE LA CANZONE

– Questa canzone è il nostro grido disperato. Il sorriso è presente sul viso mentre all’interno abbiamo una rottura del sistema. Noi siamo nati per i palchi, ci sentiamo lì come a casa, è il meglio che facciamo ed è per questo che viviamo. Lasciateci lavorare e non abbiamo bisogno di nient’altro. Non abbiamo bisogno di aiuto o rammarico, solo il diritto di essere chi siamo sui palchi, dove apparteniamo.