
Le emozioni non elaborate, i vecchi schemi e la pressione della perfezione spesso ci allontanano da noi stessi e dalle persone che amiamo. Tuttavia, ogni cambiamento inizia nel momento in cui ci fermiamo, ascoltiamo noi stessi e ci assumiamo la responsabilità delle nostre emozioni e delle nostre relazioni. Cambiare non è una debolezza, anzi, è un segno di maturità, coraggio e autenticità.
Non dobbiamo essere genitori, partner o persone perfette. È sufficiente essere presenti, sinceri e pronti a imparare dagli errori. L’equilibrio non si raggiunge dall’oggi al domani, ma attraverso piccoli passi quotidiani, comprensione e connessione. Quando ci prendiamo cura di noi stessi, costruiamo più facilmente relazioni sane con gli altri e creiamo spazio per la crescita, nostra e altrui.
Proprio in questa importante tematica della consapevolezza emotiva, delle relazioni e dello sviluppo personale ci introduce l’educanda in psicoterapia Alenka Kralj, aprendo questioni che ci incoraggiano a comprendere più profondamente noi stessi, le nostre relazioni e il mondo in cui viviamo.
EMOZIONI NON ELABORATE
– Le emozioni non elaborate sono sentimenti con cui non ci siamo confrontati, che non abbiamo compreso, reso consapevoli né elaborato, oppure forse non abbiamo nemmeno avuto l’opportunità di riconoscere quanto sarebbe stato utile farlo. Invece, tendiamo a reprimerle, sia che si tratti di piccole situazioni quotidiane sia di esperienze traumatiche. Ci diciamo: “Va tutto bene, è passato, posso farcela da solo/a”, senza renderci conto che un simile approccio può avere conseguenze sia per noi stessi sia per le persone che ci circondano. Il mancato confronto e la mancata elaborazione delle proprie emozioni possono portare al fatto che inconsciamente ci aspettiamo che gli altri portino i nostri pesi emotivi. Quando indirizziamo queste aspettative verso un altro adulto, quella persona ha la possibilità di riconoscerle e di rispondere oppure no, a seconda delle proprie possibilità e dei propri schemi inconsci. Purtroppo, a volte trasferiamo questo peso anche sui bambini. Ad esempio, quando un genitore dice che il proprio figlio è “il suo migliore amico”, questo non è affatto un ruolo sano per il bambino. Il bambino deve essere un bambino, mentre il genitore dovrebbe soddisfare il proprio bisogno di amicizia nelle relazioni con altri adulti. Lavorare sulla consapevolezza dei propri processi inconsci è il cammino verso l’autenticità. Impariamo a esprimere più chiaramente i nostri bisogni e desideri, accettando che l’altra persona possa, ma non debba necessariamente, rispondere o soddisfarli.
SONO FATTO/COSÌ E BASTA
– In ogni relazione arriviamo con tutto il nostro passato, le nostre esperienze, ferite e numerosi schemi inconsci di comportamento, che influenzano il modo in cui ci relazioniamo agli altri. L’affermazione “sono fatto/così e basta” ci lascia bloccati in vecchi schemi, indebolisce la motivazione interiore al cambiamento, alla maturazione e alla crescita personale. Per questo è più difficile accettare che il cambiamento nelle relazioni richieda talvolta tempo, impegno e il confronto con i propri errori. A volte, quando feriamo un’altra persona, desideriamo che la relazione torni il prima possibile alla normalità, perché ci è difficile sopportare il dolore del partner causato dal nostro errore. Così dimentichiamo che la fiducia, dopo una ferita, ha bisogno di tempo. Secondo Bruce Muzik, possiamo parlare di tre fasi dell’amore. La prima è la fase romantica, caratterizzata dall’innamoramento e dall’idealizzazione. La seconda è la fase della lotta per il potere, in cui entrambi i partner cercano di adattare la relazione a sé stessi, cosa che spesso porta a conflitti e a sentimenti di attacco personale. Molte relazioni restano bloccate proprio in questa fase, il che può portare alla rottura o a un’insoddisfazione permanente. Talvolta un intero matrimonio, o addirittura un’intera vita, viene vissuto nella seconda fase. Se questa fase viene superata con successo, arriva la terza fase: quella dell’amore maturo. Essa si basa sul rispetto reciproco, sull’accettazione e sulla comprensione. In questa fase i partner non rinunciano a sé stessi, ma creano uno spazio comune in cui si armonizzano, crescono e coltivano una relazione che soddisfa entrambe le parti. Per questo “sono fatto/così” non è un segno di stabilità, ma spesso un segno di stagnazione nello sviluppo personale e relazionale. È impossibile maturare senza cambiare.
SOSTEGNO E CONNESSIONE NELLA GENITORIALITÀ
– Nella pratica incontro genitori esposti a una grande quantità di informazioni provenienti dai media, da esperti e pseudo-esperti, spesso non verificate e contraddittorie tra loro. Questo crea confusione e una sensazione di caos, spesso accompagnata da previsioni catastrofiche sulle conseguenze di determinati comportamenti educativi. Questo è uno dei motivi per cui i genitori sentono una forte pressione e responsabilità, come se ogni loro decisione o mancanza potesse avere conseguenze negative a lungo termine sul bambino. La ricerca della perfezione li appesantisce ulteriormente, anche se essa è irraggiungibile. È importante sottolineare che la chiave sta nella relazione complessiva con il bambino, comprendendo che sia i genitori sia i figli hanno giorni buoni e giorni cattivi. Un’ulteriore sfida è rappresentata dalla mancanza di tempo. I genitori sono spesso sovraccarichi di lavoro, lavorano più di otto ore al giorno, perdono tempo negli spostamenti, nel traffico e nelle incombenze amministrative. Inoltre, il costo della vita aumenta e il desiderio di offrire sempre di più porta spesso a trascurare ciò di cui abbiamo più bisogno: tempo, attenzione e sincero interesse nelle relazioni. Diversamente dal passato, quando l’educazione era responsabilità della comunità allargata (famiglia, vicini, insegnanti), oggi questo ruolo ricade principalmente sui genitori o su un solo genitore. Ciò aumenta ulteriormente il senso di sovraccarico e insicurezza. Gli errori nelle relazioni e nell’educazione sono inevitabili, ma ciò che conta davvero è come reagiamo dopo: se siamo capaci di ascoltare o riconoscere l’errore, assumerci la responsabilità, correggerlo se possibile e comunicare apertamente, invece di nasconderlo sotto il tappeto.
EREDITÀ DIGITALE
– Nel dialogo tra generazioni a volte emergono frasi come: “Ai nostri tempi era meglio” oppure “noi facevamo così”. Questi atteggiamenti li abbiamo ascoltati anche noi dai nostri genitori e ora li trasmettiamo alle generazioni più giovani. Così dimentichiamo la nostra responsabilità: il mondo in cui i bambini di oggi crescono lo abbiamo plasmato noi. I bambini arrivano in circostanze che li attendono, incluso il mondo digitale, i social network e la costante disponibilità di informazioni. Non sono stati loro a creare questo stile di vita, ma vi si sono trovati immersi. Per questo non è giustificato biasimarli. Questo spazio è oggi, nel bene e nel male, una parte importante della loro socializzazione. Invece di divieti assoluti, è più importante stabilire limiti e strutturare il tempo. I genitori, essendo più grandi ed esperti, possono offrire alternative e incoraggiare l’equilibrio tra il mondo virtuale e quello reale. Guidare ma anche comprendere bisogni, esperienze e fasi di sviluppo. Inoltre, mostrare interesse per il loro mondo e permettere loro, entro certi limiti, di affrontare da soli le sfide. Oggi pensiamo di sapere tutto e ci intromettiamo in tutto, invece di permettere agli esperti di fare il proprio lavoro, cioè che ciascuno di noi faccia ciò che sa fare meglio, e questo non può essere tutto. La chiave è nell’equilibrio: guidare il bambino, ma allo stesso tempo lasciargli spazio per crescere e svilupparsi. Non precipitiamoci nel perfezionismo: l’equilibrio è sia una sfida sia un processo, non può essere raggiunto all’istante, né ogni giorno, ogni minuto o in ogni situazione. E non pensiamo che solo perché siamo più grandi sappiamo cosa accade nel loro mondo, perché “noi ci siamo passati”: non è così, quella è la loro esperienza unica. Ciò che può aiutare è ascoltare davvero e percepire il mondo dei giovani, essere curiosi ma non invadenti, conoscerli; questo può illuminare il cammino verso l’equilibrio. Lo stesso vale anche per le relazioni con gli adulti.
ANDIAMO IN ORDINE
– Conservare la propria identità e prendersi cura di sé sono alcuni dei fondamenti di un adulto soddisfatto, di un partner, amico o genitore soddisfatto. Quando siamo O.K. con la nostra autenticità non ci perdiamo nei giudizi o nelle aspettative altrui. Quando siamo emotivamente stabili e soddisfatti di noi stessi, non cerchiamo di soddisfare i nostri bisogni esclusivamente attraverso gli altri, ma li riconosciamo e li coltiviamo prima di tutto dentro di noi. (foto-Petra Tadić Majetić)
