
Esistono luoghi che non sono soltanto muri, un tetto e un indirizzo. Luoghi che custodiscono voci, profumi d’estate, vecchie discussioni di famiglia, silenzi dopo cena e ricordi che si tramandano di generazione in generazione.
Con il tempo, case come queste smettono di essere semplici proprietà immobiliari e si trasformano in emozioni. Ed è proprio così anche Nonina Villa, simbolo di famiglia, appartenenza e di tutti quei sentimenti inespressi che spesso comprendiamo soltanto quando cerchiamo di tornare là dove una volta siamo stati più felici.
Il film Nonina Villa porta sullo schermo una storia calda, emozionante e nostalgica sulla famiglia, sui rapporti umani e sulle estati che rimangono impresse nella memoria. Ambientato sul mare, il film attraverso una storia apparentemente semplice di eredità apre temi molto più profondi: appartenenza, unione ed emozioni inesprimibili che si tramandano attraverso le generazioni. Dietro al progetto c’è Filip Dizdar, per il quale questo rappresenta finora la sfida produttiva più grande, ma anche un progetto che, come racconta lui stesso, gli ha portato una pace speciale e la conferma di quanto siano fondamentali le persone giuste intorno a te per creare qualcosa di sincero e autentico.
Durante la conversazione, ci ha raccontato cosa ha imparato su sé stesso lavorando al film, quale scena gli è rimasta particolarmente nel cuore e quale emozione desidera lasciare al pubblico dopo i titoli di coda.
PACE ASSOLUTA
– Anche se questo è stato il progetto produttivamente più grande a cui abbia mai lavorato, è interessante che per la prima volta abbia sentito una pace assoluta. Ci siamo preparati a lungo e in modo approfondito, e intorno a me avevo persone di cui mi fidavo incondizionatamente. Sapevo che insieme saremmo riusciti a risolvere qualsiasi sfida si fosse presentata davanti a noi, e alla fine è stato davvero così. Forse non ho scoperto qualcosa di drasticamente nuovo su me stesso, ma ho avuto la conferma definitiva di quanto sia fondamentale lavorare con persone con cui ti capisci “al primo sguardo”.
UNA CENA DA RIVIVERE
– Sceglierei di nuovo quella prima cena condivisa. Essendo anch’io del mare, quelle serate estive con buon vino e la compagnia giusta mi sono estremamente familiari. È difficile dire chi sarebbe stato il primo a creare il caos, perché gli attori sono già di per sé incredibilmente divertenti e imprevedibili, ma sono sicuro che Antonio Scarpa sarebbe stato il grande intrattenitore della tavola.
TRASMETTERE EMOZIONE PURA
– Per me è estremamente importante che il film, oltre alla trama stessa, trasmetta al pubblico un’emozione pura. Nonina Villa, nella sua essenza, non è una storia su una proprietà immobiliare e su chi la erediterà, ma sulla famiglia, sui suoi rapporti interni e sui legami che attraversano più generazioni. La nostalgia qui è un ingrediente naturale.
MICROESPRESSIONI NASCOSTE
– Poiché in molte inquadrature abbiamo più membri della famiglia nello stesso momento, l’attenzione è solitamente rivolta a chi sta parlando. Per questo motivo il pubblico probabilmente non noterà le geniali e sottili microespressioni e reazioni degli altri personaggi sullo sfondo, che completano perfettamente la situazione. Io, durante i mesi di montaggio, riguardando il materiale più e più volte, le ho osservate e analizzate tutte, ed è proprio per questo che quei dettagli recitativi nascosti sono diventati i miei preferiti.
SENSAZIONE DI NOSTALGIA
– Vorrei che il pubblico esca dal cinema con quella sensazione di calda e felice nostalgia. Che il film ricordasse loro la propria famiglia e che, appena finiti i titoli di coda, sentissero il desiderio di fare le valigie e trascorrere almeno qualche giorno con i propri cari da qualche parte al mare.
