Le traume interiori, che siano nate all’improvviso da un singolo evento intenso o si siano sviluppate gradualmente attraverso situazioni stressanti ripetute, spesso lasciano un segno che non si vede, ma che si sente profondamente.

Tali esperienze possono rimanere “intrappolate” nel corpo e nel sistema nervoso, generando reazioni emotive che possono sembrare eccessive, inspiegabili o difficili da controllare. È proprio in questi momenti che metodi come la terapia EMDR assumono un ruolo estremamente importante. L’EMDR aiuta il cervello a elaborare e integrare i ricordi traumatici in un modo che porta sollievo, sicurezza e una nuova prospettiva.

L’educanda in psicoterapia Alenka Kralj ci ha spiegato che cos’è l’EMDR, quali sono i miti più frequenti, come si svolge un trattamento e in quali situazioni la tecnica viene applicata con particolare cautela.

EMDR

– Quando si verifica un evento disturbante o traumatico, esso spesso rimane “bloccato” nel corpo insieme alle immagini, ai suoni, ai pensieri, alle emozioni e alle sensazioni fisiche originarie. L’EMDR stimola queste informazioni e aiuta a elaborare l’esperienza. EMDR è l’acronimo di Eye Movement Desensitization and Reprocessing, cioè desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari. Attraverso la stimolazione bilaterale – alternanza di stimoli sul lato sinistro e destro del corpo tramite movimenti oculari, tapping o suoni – si attivano i meccanismi naturali di elaborazione, simili a quelli che avvengono durante la fase REM del sonno. In questo modo la persona può elaborare e integrare l’esperienza, provando un senso di sollievo. L’EMDR si usa principalmente per trattare traumi, PTSD, disturbi di panico, dissociativi, ansiosi e affettivi, disturbi della personalità e dell’alimentazione, ma anche in situazioni come calamità naturali e guerre. Inoltre, viene utilizzato per migliorare le prestazioni professionali, sportive e artistiche. La terapia EMDR aiuta la persona a rivivere il ricordo traumatico alla base dei problemi psicologici in un modo nuovo, meno disturbante e più adattivo.

MITI E IDEE SBAGLIATE PIÙ COMUNI

– I miti più frequenti legati all’EMDR riguardano solitamente la procedura stessa. Alcuni clienti all’inizio ritengono che il processo sia strano, innaturale o persino buffo, perché la stimolazione bilaterale tramite movimenti oculari o tapping può sembrare astratta prima di essere provata. Altri temono di perdere il controllo o di avere reazioni insolite. Per questo motivo chiarisco sempre in anticipo che durante la procedura EMDR non giudichiamo ciò che emerge, non razionalizziamo e non cerchiamo di spiegare ogni cosa: osserviamo semplicemente e permettiamo al processo di svolgersi spontaneamente all’interno di una struttura chiara. Il cervello ha percorsi propri di elaborazione delle informazioni, spesso diversi dalle nostre prime scelte razionali. Una volta avviato il processo, la maggior parte dei clienti comprende che il metodo è sicuro ed efficace.

IL TRATTAMENTO EMDR

– Prima della stimolazione vera e propria, ci concentriamo sull’identificazione dello specifico problema che verrà elaborato durante la seduta, utilizzando un protocollo terapeutico strutturato in otto fasi. Analizziamo la descrizione dell’evento traumatico, riconosciamo gli aspetti disfunzionali del ricordo e individuiamo gli elementi che provocano disagio. Segue poi la stimolazione bilaterale, di solito tramite movimenti oculari, attraverso la quale il cliente elabora il ricordo. Durante questo processo possono emergere diversi aspetti del ricordo iniziale e anche altri ricordi correlati della vita della persona. L’intero processo consente una rapida elaborazione delle informazioni legate all’esperienza vissuta, portando a una risoluzione adattiva e all’integrazione dell’evento disturbante. Non potrei dire quale fase sia la più importante, ma cerco sempre di dedicare tempo a una preparazione adeguata, che offra al cliente un senso di sicurezza nel processo.

AMBITI DI EFFICACIA E CAMBIAMENTI RAPIDI NELLA PRATICA

– Per motivi di riservatezza, non posso condividere esempi specifici, ma posso descrivere gli ambiti in cui l’EMDR si dimostra particolarmente efficace nella mia pratica. Lo utilizzo più spesso in casi di traumi dello sviluppo precoce o esperienze traumatiche prolungate, in presenza di paure altamente invalidanti come ansia o attacchi di panico, e nei periodi di lutto per una persona o qualcosa di importante. Nei casi di ansia e attacchi di panico, il cliente può percepire un notevole sollievo già dopo poche sedute. Naturalmente ciò non significa che ogni persona seguirà lo stesso percorso: il ritmo è individuale, ed è giusto così. Spesso accade che lavorando su un tema ne emergano altri che inizialmente non erano in primo piano.

PREPARARSI ALL’EMDR E CREARE UN SENSO DI SICUREZZA

– Di solito non pianifico il trattamento EMDR in anticipo; lo combino con l’analisi transazionale, che è il mio orientamento principale, e decidiamo cosa lavorare all’inizio dell’incontro in base al tema portato dal cliente. Quando utilizzo l’EMDR, cambia la disposizione delle sedie: mi siedo un po’ più vicino al cliente per poter eseguire la stimolazione e tengo con me il materiale per annotare informazioni. Considero fondamentale per creare un senso di sicurezza la relazione tra terapeuta e cliente: la fiducia costruita favorisce solitamente la sensazione di sicurezza. Molto importante è anche la buona preparazione, già menzionata.

SITUAZIONI IN CUI L’EMDR VIENE APPLICATO CON MAGGIORE CAUTELA

– L’EMDR è efficace per un’ampia gamma di traumi, ma esistono situazioni in cui non è immediatamente applicabile. Nei casi di traumi complessi associati a un alto livello di dissociazione (sensazione di distacco o assenza), frammentazione dell’identità o forte instabilità psicologica, l’EMDR non è controindicato, ma non viene introdotto subito. Si inizia prima con il lavoro di stabilizzazione, poi con la regolazione emotiva e il rafforzamento delle capacità personali. Si tengono inoltre in considerazione la salute fisica generale e l’età del cliente. Se ci sono motivi per cui i movimenti oculari non sono adatti, ad esempio dolore agli occhi, utilizziamo altre forme di stimolazione bilaterale. È inoltre importante che sia il terapeuta che il cliente possano essere disponibili nel periodo successivo all’avvio del lavoro EMDR, affinché il processo possa proseguire in modo sicuro e continuativo e le esperienze elaborate possano integrarsi correttamente.