
Negli ultimi anni, l’eretico del XXI secolo di Pola Robert Pauletta si dedica unicamente alle attività artistiche, il che mostrano le sue 60 opere della mostra Veruda Boogie Woogie. Con le combinazioni degli opposti, la mostra introspettiva presenta la riflessione sulla vita dell’artista all’interno del quartiere in cui per quattro decenni ha osservato ed esplorato diverse situazioni quotidiane per cercare di raggiungere l’equilibrio della vita. È certamente una mostra che vale la pena vedere come anche vale la pena leggere sul processo di creazione e realizzazione della mostra stessa, sull’impatto dell’arte sulla società e una descrizione degli eretici dall’esperienza personale di Robert Pauletta.
VERUDA BOOGIE WOOGIE – IL PROCESSO DI CREAZIONE E REALIZZAZIONE
– Ogni processo creativo è segnato da azioni sia razionali che intuitive, in tal modo è stato anche mio. Non esiste una ricetta precisa per la creazione, non c’è linearità nel senso che immaginiamo qualcosa e poi lo realizziamo passo dopo passo, ma comunque il metodo esiste. C’è un modo in cui, una volta che abbiamo una certa esperienza e abilità, possiamo persino provocare la nostra ispirazione. Ecco il perché qualcuno è un artista. Pertanto, questa mostra, come molte delle mie altre mostre, ha raccolto molte delle mie diverse aspirazioni artistiche in procedure, tecniche e poetiche. Il fatto particolare in questo caso è stato il lockdown, la pace ideale per creare, ma d’altro lato sfavorevole in termini di energia libidica. Avevo tanti lavori iniziati che non sono riuscito a finire nel modo desiderato. Per fortuna mi è stata data la possibilità di farlo nel Museo, per questo ringrazio dal profondo del cuore la direttrice della mostra Ketrin Milićević Mijošek, e alla fine l’interazione tra lo spazio e le mie intenzioni è stata realizzata e sintetizzata nel miglior modo possibile. Sono particolarmente soddisfatto dell’interesse che questa mostra ha suscitato e sono piacevolmente sorpreso del grande numero di visitatori della mostra. Lo staff del Museo ha organizzato un programma guidato della mostra al quale regolarmente si iscrivono molti alunni delle scuole superiori, studenti e cittadini. Comunicando con il pubblico attraverso il programma della mostra, noto un sincero interesse e questo mi riempie di gioia.
L’IMPATTO DELL’ARTE SULLA SOCIETÀ
– Gli artisti sono poeti e in termini platonici non so quale sia il peccato più grave, crederci o no? Ho fatto molte cose con il supporto dei colleghi. Forse si trattava di un periodo diverso, forse avevamo la forza, la fede romantica e la necessità di uscire con qualità migliorando l’ambiente da cui provenivamo. Credevamo che l’educazione, l’istruzione e la cultura siano i concetti princiale, i punti iniziali, di una possibile esistenza sociale più armoniosa e coerente. Ma nella politica moderna, questi tipo di concetti si vede come completamente inaccettabile, non saranno serviti direttamente, in un libro di testo scolastico o in qualsiasi altro mezzo, e quindi si richiede un ulteriore sforzo personale. Temo che noi, esseri umani, siamo diventati un fatto obsoleto e piuttosto inerte.
UN ERETICO NEL XXI SECOLO
– Contrariamente a molte aspettative, con l’ascesa della sfera hi-tech, la coscienza umana è in gran parte precipitata nei regni del premoderno. Questa nostra epoca attuale potrebbe essere giustamente chiamata il nuovo medioevo. Nonché, la fede limitata ad una verità, Google, la madrelingua sottoposta a favore di un inglese universale ed irregolare, il crescente ruolo sociale dei nuovi sacerdoti e l’ideologia della salvezza, allenatore, annunciatore, influencer, chef o guru della moda, aggiornamenti sul pellegrinaggio, ristoranti, monumenti, centri commerciali, le idee di appartenenza e identificazione, i social network, sostengono in modo veramente chiaro questa tesi. Ci sono le piaghe associate che caratterizzano un’epoca del genere; come, ad esempio, le pandemie e le loro imprevedibili conseguenze, come borghi fortificati e isolati, stigmatizzazione dell’altro, mura difensive, facce contraffate e chi più ne ha più ne metta. Paradossalmente o no, le determinanti chiave dell’era dell’informazione sono, proprio come nel Medioevo, piattezza e polarizzazione, e sono espresse da collettivismi acritici all’interno dei quali la gente sensibile emotivamente crede ciecamente nella realtà presentata. I credenti sono necessari affinché il mercato sopravviva, solo che non lo sanno. Siamo cambiati come specie anche in senso antropologico, abbiamo cominciato a far parte del perpetuum mobile, un sistema che funziona stimolato unicamente dalla sua entropia interna e dal lavaggio del cervello, non ci chiediamo più nemmeno il significato della nostra avventura auto-suicida. Dato che abbiamo rimosso la poesia, l’arte e la filosofia dalla scena storica, e nel frattempo siamo diventati i servomeccanismi delle nostre invenzioni, domande come “dove e qual’è lo scopo di tutto questo?” diventano di per sé eretiche ma necessarie. Non appartenere a nessuna delle opzioni che ci offrono gli ipermercati, e trovare dentro di noi un equilibrio, per quanto sia instabile e fragile, è un’eresia che dobbiamo praticare in quanto vogliamo sopravvivere come esseri con un proprio valore.
