Ci colpisce quando la gente fin dalla tenera età si sviluppa tramite lo sport, e ancora di più quando si tratta di una giovane persona che mostra le vecchie buone maniere, e questo è proprio il caso di Vedran Mišić, un membro attivo della prima squadra di Club di pallamano di Parenzo.

L’affascinante atleta, salvo che spende il giorno nel soddisfare gli allenamenti veramente esigenti, studia regolarmente il marketing presso la Facoltà di Economia e Turismo Dr. Mijo Mirković che considera come un tratto di investimento per il proprio futuro.

Abbiamo avuto la possibilità di parlarci durante una passeggiata a Parenzo e vedere con lui a cosa a dovuto rinunciare per fare lo sport, quale significato hanno per lui i continui viaggi e chi è il suo modello di ispirazione.

SVILUPPO NELLA PALLAMANO

– Facevo gli allenamenti di calcio e pallamano parallelamente. Nel corso degli anni, nell’accumulo degli obblighi, ho raggiunto il periodo in cui non riuscivo a svolgere permanente gli allenamenti per entrambi gli sport. Al momento giusto ho ricevuto la chiamata dal Club di pallamano di Parenzo e decisi di continuare con la pallamano. Sono nel club da quasi dieci anni. Per quanto riguarda l’immagine totale della pallamano in questi dieci anni, non ci sono stati dei grandi cambiamenti. Forse non me ne sono nemmeno accorto perché sono entrato nella pallamano proprio come un bambino e sono cresciuto con esso. I giocatori più esperti potrebbero aver visto dei cambiamenti, e siccome io appartengo alla generazione di continui cambiamenti in tutti gli aspetti, per me è essere flessibile a delle modifiche è normale. L’unica cosa che posso indicare come cambiamento è il fatto che nel gioco di alto livello si svolge la pallamano più veloce e sono quindi le partite ed i preparativi sono più duri. Spero di continuare con la pallamano nei prossimi dieci anni se riuscirò ad evitare gli infortuni davvero gravi. Fino ad ora non ho avuto lesioni gravi. Per lo più, si trattava di lesioni lievi che sarebbero risanate in qualche settimana.

CONTINUI VIAGGI

– Anche se viaggiamo molto, non mi sento come un girovago. Vedo ogni nostro viaggio come un divertimento di squadra. In corriera, giochiamo a carte, ridiamo insieme, ascoltiamo musica. È sempre un’atmosfera rilassante prima della partita. Questo connubio è essenzialmente la cosa più importante per me. Ci sentiamo tutti come se fossimo uno e cerchiamo sempre di sviluppare l’ energia positiva e creiamo rapporti amichevoli sia sul terreno di gioco che fuori dal terreno. Dal club al club dipende da cosa sono i giocatori, se giocano per se stessi o tutti insieme per il club.

GRANDI RINUNCE

– Con lo studio e gli allenamenti, devo rinunciare ad un sacco di tempo libero con gli amici, alle uscite, al cibo… La mattina ho un allenamento, poi mi riposo un po’, in modo da continuare con l’allenamento del pomeriggio, e se quel giorno ho delle lezioni legate allo studio, viaggio a Pola. Anche se ho un’occupazione già pronta, nonostante gli sforzi legati alla vita attiva di un atleta, mi sono iscritto a studiare economia perché non si sa mai che cosa può portare il futuro. È sempre un bene avere un’altra opzione se succede qualcosa. Giocherò finché i miei anni e la mia forma mi daranno la possibilità, e in futuro mi vedrò come allenatore.

IL RUOLO DELL’IDOLO

– Da quando ero piccolo, il mio idolo è Domagoj Duvnjak, lo vedo come un leader. Ha quel carattere che guida le persone e mi piace proprio. Lui mi aiuta tanto come modello di vita durante l’allenamento, in particolare il suo spirito vincente. Lo spirito vincente negli atleti deve essere sempre presente, sia quando si vince che quando si perde. Da allenamento ad allenamento, questo spirito cresce, specialmente nei giovani dove è ancora molto presente il bisogno di essere riconosciuti.

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